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GastaLoops

Un progetto di Nicola Gastaldi

 

Le cose spariscono come lacrime nella pioggia

 
Il tuo rapporto con le lancette dell’orologio:

Non so se vivo un rapporto simbiotico o di sudditanza del tempo. Da un lato sono spaventato dall’inevitabilità del loro avanzare e tutto ciò che questo implica. Dall’altra parte, però, so che tutti noi abbiamo un tempo limitato e dobbiamo fare del nostro meglio per fare in modo che il progredire delle lancette non sia stato del tutto vano. Guardo alle lancette costantemente, in modo forse ossessivo controllo quanto tempo mi separa dal vedere la mia famiglia, dal consegnare un lavoro, sempre attento a non arrivare in ritardo, sempre stanco di chi si fa aspettare.

L’arte ha il potere di fermare o, piuttosto, accelerare il tempo?

Credo che arte sia il tempo stesso. Ogni opera che si conclude è come un punto nella storia: rappresenta in quel momento una forma, una visione che, nel secondo stesso in cui viene firmata, fa parte del passato. Arte è guardarsi, fermarsi e dichiarare chi siamo, collettivamente. Ma è anche progredire e divenire, preparazione per il passo successivo. Senza arte, credo saremmo fermi in uno stato confusionale sempre immobile e acritico.

100 Gastaloops in 100 giorni: hai trovato il sistema per non impazzire?

Il progetto stesso è una forma di salvezza da un periodo in cui la routine lavorativa mi stava un po’ schiacciando, un modo per definire uno stile attraverso un gioco. Ogni giorno prendevo appunti su oggetti o situazioni che mi colpivano, di sera le mettevo in moto perpetuo.

A proposito di follia, credi che un animo sensibile, predisposto a visioni di tipo artistico, possa farne tranquillamente a meno?

Non saprei, a dire il vero. Per esperienza personale, più una persona si definisce folle e più la trovo banale e noiosa. Basta fare un giro su twitter e leggere un po’ di bio per rendersi conto di quante persone si auto-eleggano folli, in un maldestro tentativo di dichiararsi unici. Credo che l’unicità, altresì, la si raggiunga con una rigida autodisciplina. Il lavoro dev’essere costante e solo con la ripetizione si può gestire uno strumento e, con esso, produrre qualcosa che ci rappresenta in modo libero.

Alcuni cenni su metodo e mezzi adoperati:

Dopo aver definito alcune rigide regole — 3 colori, 50 frame, risoluzione fissa e loop —, mi sono lasciato completa liberta’ per quanto riguardava gli strumenti per realizzare le gif. Ho usato di tutto, After Effects, Cinema 4d, Houdini, Photoshop, vari plugin. Ogni giorno, di mattina, camminando verso il lavoro, prendevo appunti. Di sera, dopo cena, avrei dedicato una o piu’ ore per realizzare la gif.

Pregi e difetti delle gif nella diffusione del proprio lavoro:

Credo che oggi le gif animate stiano vivendo una nuova primavera. Informaticamente parlando, sono pura preistoria. Il formato è rimasto sostanzialmente identico sin dalla sua nascita, nel 1987, e ha grandi limiti: le immagini non possono avere oltre 256 colori, e il tipo di compressione usato — che comporta il rapporto qualità con peso del file — non favorisce sfumature — per capirci, il JPG è molto più adatto per le fotografie, meno per colori pieni. Il formato GIF può contenere una sequenza di immagini. Le GIF animate sono quei piccoli video che infestavano le pagine web negli anni 90 e soprattutto Myspace — per chi è abbastanza digitalmente anziano da ricordarsene. Benché il web e i formati grafici si siano evoluti grandemente, le GIF sono rimaste tale e quali. E hanno sempre più interessato, per la loro natura, anche usi artistici. Da qualche anno, addirittura, ci sono festival d’arte dedicati alle GIF, la Photographers Gallery a Londra ha dedicato una mostra, e c’è un bel documentario su Artè — hanno usato le mie gif in alcune interviste come sfondo!

Un ricordo di fanciullo che porterai sempre con te:

Se posso rispondere in modo molto leggero, dimenticando un attimo i crucci dei primi ricordi che al momento mi vengono in mente, penso alle domeniche passate a giocare con l’Amiga 500 per 15 ore di fila, alle meravigliose avventure grafiche della Lucasfilm, come Monkey Island o Zak McKraken. Non vedo l’ora, ti dico la verità, di far giocare mia figlia, a suo tempo. Credo davvero che quei giochi abbiano formato in modo pesante non solo la mia curiosità estetica, ma anche me, come persona.

Thanks

www.gasta.org

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