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Urban Jungle

con Hermes Mangialardo

Chubanga (2015)

“La città non è una giungla di cemento, ma uno zoo umano. Consente di vedere senza essere visti, di essere visti senza vedere ma, come i sogni, è costruita di desideri e di paure. Non basta l’esperienza per conoscerla, la sua vita è troppo complessa perché un qualsiasi individuo possa parteciparvi”

Desmond Morris, Serge Daney, Italo Calvino, Aldous Huxley

Chubanga (2015) part

Quali sono i desideri, quali le paure, di un essere individuo?

Desideri e paure spesso convivono e sono facce della stessa medaglia. E pur nelle innumerevoli sfaccettature di un individuo possono essere accomunate da un fil rouge che è quello di lasciare un segno del proprio passaggio, un desiderio/paura che spinge le comunità ad aggregarsi spesse volte sotto etichette, a volte sotto ideali. Questo aspetto nell’era di internet e dei social network ha assunto connotati a volte grotteschi, con gente che si copre di ridicolo pur di apparire nel breve tempo di vita di un post. Tutto pur di lasciare un segno.

HEM Urban Jungle

A giudicare dalla fauna di Urban Jungle si direbbe che per ideali e coerenza non vi sia più alcuno spazio in questo mondo, è così?

Gli ideali non sono una t-shirt che uno si mette addosso. Sono qualcosa per cui si combatte e si esce per strada, ci si aggrega e soprattutto si sacrifica gran parte delle proprie esistenze, il resto sono etichette e mode. Non sopporto gli idealisti da poltrona e chi si indigna dietro lo schermo di uno smartphone, magari mentre fa la spesa o la fila alla posta. Con Urban Jungle ho voluto prendere in giro proprio quest’aspetto, ma in maniera ironica e senza polemica.

UJ Cover

Come è nata l’idea della serie?

È il classico sogno nel cassetto che diventa realtà. Nasce addirittura prima della mia passione per l’animazione, quando insieme alla mia band andavamo in giro a suonare, magari insieme ad altri gruppi come le metalband e i darkettoni. In quelle situazioni mi divertivo a osservare quella che nella serie chiamo la “fauna urbana”. E così, quasi per gioco, mi misi a catalogare attraverso disegni quelle che erano le caratteristiche imprescindibili di ogni specie. Poi il canale/community Qoob TV di MTV mi contatta per sapere se avevo qualche format da proporre, e allora ho pensato: perché non riprendere quella vecchia idea?

El desayuno de los gauchos (2015)

Siamo tutti in qualche modo condannati alla nostra etichetta, o esiste ancora un modo per sfuggire?

Per sfuggire alle etichette basta fuggire da chi può mettercele addosso, il che a volte significa isolarsi in luoghi e situazioni che possano riempire la nostra anima, indipendentemente dagli altri.

“Un’assuefazione perfetta alla vita urbana odierna è segno di gravissimo squilibrio. È sano soltanto chi ne soffre” Stando al pensiero di Guido Ceronetti, e al progressivo diffondersi dello squilibrio sociale, quale sarebbe il senso dell’essere sani, a parte quello di soffrire?

Anche l’essere sani nella società urbana odierna è una etichetta appiccicata da altri, ma se per esserlo occorre soffrire meglio lasciar perdere, no? Meglio un “sano” squilibrio.

One day in July

Con One Day in July hai raccolto consensi un po’ in giro per il mondo, di cosa si tratta?

One Day in July è il mio ultimo cortometraggio, racconta una storia ispirata agli eventi di una drammatica giornata di luglio del 2014. Inizia con un bimbo su una spiaggia, un luogo di gioco che si trasforma improvvisamente in qualcos’altro con l’arrivo di un soldato.
Fa parte di una trilogia di corti con un bimbo come protagonista — gli altri sono Blow e Frontiers — che trattano ognuno aspetti dello scontro culturale, che spesso sfocia in violenza.

Giocando con i bottoni (2014)

Cresciamo con raccomandazioni piuttosto discordanti sul “bambino che è in noi”. A conti fatti, la storia sarebbe di tenerlo ben stretto in un braccio, mentre con l’altro ci si apre un varco a suon di cazzottoni. Credi che un’immagine del genere sia davvero possibile, senza fare i conti con ben altri tipi di follia?

Del “bambino che è in noi” occorre conservare quello che è il continuo desiderio di scoperta, anche a costo di scottarsi le dita.

Il ricordo che speri di non perdere mai:

Su un’isola del Salento, la prima volta che riuscii a nuotare senza braccioli, che conquista!

Thanks

Chubanga (2015) part

HEM

Urban Jungle
One day in July
www.hermesmangialardo.com

3 Commenti su Urban Jungle

  1. Beh, indubbiamente da seguire… dove trovo materiale?

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