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Principesse

con Octavia Monaco

scende la principessa

 

In un mondo segnato da sconti, smartphones e robaccia alla tv, dov’è che trovano ancora respiro le favole?

Le fiabe germinano là, dove non vengono più raccontate. Nella nostalgia. Nell’incompletezza che patiamo tutti. Le fiabe reclamano spazi di immenso e vasto silenzio. Si nutrono del senso della meraviglia. Prevedono quella facoltà di ascolto che i rumori del nostro vivere hanno violato. Le fiabe stanno in fondo al pozzo. Molto oltre lo scalpiccio dei nostri affannati passi. Le fiabe sono il luogo del segreto che non interroghiamo. Risiedono nel concavo dello sguardo di chi percorre il mondo, riprendendolo dagli orli.

Credi che l’attaccamento all’universo infantile nasconda sempre dei pericoli?

Temo e auspico che, per un adulto, l’universo infantile sia perduto per sempre. Non si ricostruisce l’innocenza dello sguardo. Ammesso che tale sia mai veramente stato. Il pericolo è spacciare per infantile ciò che invece si può interpretare come solo puerile. Per quanto mi riguarda, non ho memoria di me bambina, nemmeno quando ero bambina. Constato che non è il forziere dell’infanzia che trattengo nelle braccia strette. Non è in questo che affondo le mani per attingere acque e semi germinanti. Non in quello della mia infanzia. Forse in quello dell’infanzia del Mondo? O forse in entrambi? Non posso darmi risposte precise. Tutto è Ipotesi. Leggenda.

demetra e Iris

Cos’è che “restituiamo” coi nostri impulsi creativi?

Credo che l’operazione di restituzione consista invero in una sottrazione. Si sottraggono i confini certi delle “cose”, le parole cristallizzate e rese sterili. Si restituiscono così, gli spazi plausibili al di sotto della pelle delle cose. Quella sottile rete che si rivela nei nodi come ineludibili analogie, in virtù dell’ostinato scavo di chi, per impulso, abbandona la via battuta inseguendo un anelito di Altrove.

Come vive una vera principessa?

Definirei “principessa” colei che non desiste dall’indossare i suoi abiti d’oro e d’argento, nonostante tutto le scorra intorno come sciami di auto in corsa, imbrattando, con schizzi di fango, gli orli ricamati delle sue vesti. Difficile. Non sono più certa che le Principesse abitino ancora nei nostri imperi convulsi dai sensi abbagliati dagli artifici. Si preferiscono i plastici luccicanti strass alle perle di fiume che loro sanno trovare, raccogliere e ricamare con cura. Inoltre, chi è più disposto a sottoporsi alle perpetue prove che loro richiedono? Chi saprebbe dedicarsi loro per carpire un segno della loro nobiltà?

Alice

Cosa pensa una vera principessa?

Immagino che una vera principessa trascorra il tempo a pulirsi le vesti calpestate e a distillare il fango ricercando le perle per ricamare il proprio respiro e restituirlo come brezza o vento al popolo del regno intorno. Scelgono l’esilio, le principesse. Se sono qui, non sono del tutto qui. Sono del Mondo ma non nel mondo.

Il giorno in cui hai scoperto di “essere brava”…

Essere brava… Il senso di bravura che perseguo si è proposto molti, molti anni fa. Si è srotolato ai miei piedi come invito e come ponte in bilico, promettendomi orizzonti ancora da raggiungere e panorami trasfigurabili da ciò che ho sempre sentito, vissuto, come dono e come tormento insieme. Di un ricordo collocato indietro nel tempo, mi rimane ancora chiara la sensazione di un talento affidatomi come seme nel cavo della mano. La mia promessa di allora, e il mio conseguente impegno di prendermene cura. Di farlo fruttificare. Così come deve essere e così come è tuttora. Quotidianamente rinnovo il patto poggiando l’altra mano su un libro perennemente chiuso.

il cubismo di Picasso

È possibile essere persone “molto sensibili” e farsi poi largo nel mondo?

Mi interrogo molto su questo… Mi interrogo ricercando un mondo nel quale davvero valga la pena spezzarsi le unghie per costruire un proprio spazio. Non sono più certa che sia nel mondo che scorre freneticamente intorno, convulso e dimentico…

Un’altra delle mille fiabe che ameresti cambiare:

Scarpette rosse. Questo progetto che era originariamente solo sogno, era divenuto poi proposta accettata nell’Editoria. Possibilità in seguito tradita da chi erroneamente avevo coinvolto, e dal quale mi sono sentita verosimilmente derubata. Accade. Inaccettabile nella fiaba di Andersen che il desiderio di Essere nella danza e nel desiderio divenga colpa da espiare così crudelmente. Inaccettabile.

Il ricordo di bambina che non vorresti mai perdere:

Gli occhi. Il volto. Tutto dell’abuela Encarnacciòn. Occhi di chi trascorreva i giorni con le mucche al pascolare. Il tempo solitario, tutto suo, era segreto. Così come lo era, tutto suo e segreto, il sapere di guaritrice e straordinarie le mani che parevano radici. Il fazzoletto da contadina nascondeva e ne proteggeva la chioma argentea. Il nostro sopraggiungere di famiglia dall’Italia, inaspettati nella notte di Galizia, dopo un lunghissimo ed estenuante viaggio in auto, sorprendeva la mia antenata nelle fluenti ciocche lunghissime e ondulanti, a circondarle il notturno volto selvatico. Ho tentato più volte di riprodurre la mia immagine di Lei. Quell’arcaico fascino che la rendeva così indefinibile a tutti, e infine irriducibile anche per la mia matita.

Thanks

angela

www.octaviamonaco.com

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