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Giroland

con Roberto Girardi

Il corpo umano: un modo ideale per esprimere ogni stato d’animo, o semplicemente uno dei soggetti che ancora tira?

L’approvazione a tutti i costi sinceramente non è il fine ultimo della mia fotografia. Fotografo per esprimere un concetto, per condividere un modo di percepire il corpo e l’erotismo. Trovo più gratificante aver “seguito” per i miei pensieri e la mia fotografia che per la mera esposizione di un corpo — conscio comunque che aiuti spesso sul piano estetico.

Credi che la sensualità sia un fatto innato o basta solo rivolgersi all’obiettivo in modo “inquietante”?

La sensualità è una dote personale più o meno esteriorizzata. È importante saper comunicare con le persone, trovare il giusto approccio, proprio per far uscire qualcosa di palpabile e vero. Le persone sono strutturate e ostentano un proprio personaggio per difesa. Portano maschere difficili da togliere. Bisogna saper creare il rapporto giusto, guadagnarsi la fiducia senza estorcere. È un fattore naturale, così come naturale è per me il desiderio di naturalezza e intimità reale.

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Il modo in cui si svolge uno dei tuoi lavori, sensazioni comprese:

Dialogo, parole, pensieri condivisi. La fotografia che amo è quando c’è coscienza e intenzione di mettersi veramente a nudo. Ho bisogno di un nudo mentale, privato, che mi faccia sentire una sorta di eletto. Speciale.
L’utopia è prolungare il tempo, non fermare un attimo. Raccontare, suggerire… estendere.

Hai un metodo infallibile per stabilire un feeling giusto con i tuoi modelli?

Non ho alcun metodo, metto a nudo subito ciò che desidero e condivido. Il feeling nasce empaticamente. Non è feeling se lo si deve costruire. Come uomo nasco e muoio fallibile.

C’è un intento provocatorio nel mostrare gli aspetti più intimi di una persona?

Assolutamente no. Anzi, spesso e volentieri mi sento in dovere di tutelare questo “regalo”.

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Cosa motiva la scelta del bianco e nero rispetto ai colori?

Il colore offre troppo… distrae. Richiede una scelta stilistica variegata che spesso mi atterisce, mi blocca. Con il bianco e nero cerco un po’ l’essenza. Riduco per quanto possibile l’interpretazione. È come viaggiare con la propria macchina preferita, certi viaggi li faresti solo con un mezzo che conosci e che sai dove ti porta.

Uno dei set che ti è rimasto più impresso, per intensità, comicità o “indecenza”:

Non mi piace eleggere, far classifiche. Ho di certo persone con cui mi trovo molto bene e con cui è venuto spontaneo creare un rapporto di amicizia, oltre che qualche scatto. Ogni donna mi racconta la sua storia. Cerco di andare a tempo con lei, di creare qualcosa di intenso, per quanto si possa costruire nel breve tempo di un pomeriggio. Niente di troppo comico, se non il buon divertirsi durante un set, e niente di indecente che non fosse desiderato e privato.

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In Blow-up di Antonioni, il sevizio fotografico è vissuto come un vero e proprio incontro sensuale. Riesci sempre a tenere separato il lato umano da quello professionale?

Fotografo portando tutto il mio lato umano nelle idee e nell’inquadratura, senza mai mancare di rispetto al soggetto che ritraggo. Sono cosciente di quanto sia difficile far emergere il proprio lato intimo, e andare sopra le righe, anche solo con una parola sbagliata, vanifica ciò che io considero preziosissimo: il rispetto.
Esiste il desiderio, la carica erotica, il gioco, ma come dico spesso preferisco avere degli scatti che vivano a lungo, piuttosto che un pomeriggio di “sfogo”. Credo si percepisca nei miei scatti.

Che tipo di epoca è la nostra?

È un’epoca in cui nessuno si ferma, in cui tutto brucia e ti lascia in mano e negli occhi solo il vuoto di un qualcosa che non hai fatto in tempo a comprendere, contemplare e digerire. C’è tutto e allo stesso tempo niente. In quel niente spesso molti vedono il tutto.
È un’epoca in cui si percepisce la mancanza di umiltà e percezione della realtà. Tutti vogliono fare tutto, tutti sono bravi e si sentono bravi, evitando confronti o prese di coscienza.
È un’epoca veloce, in cui si dimentica in fretta.
C’è per fortuna anche tanta beltà nell’enorme diffusione dei contenuti digitali, tanta ispirazione e stimolo. Non credo riuscirei a vivere in un’epoca diversa da questa, nel bene e nel male.

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La colonna sonora più adatta ai tuoi scatti:

Spessissimo penso dovrei preparare una playlist da mettere di sottofondo mentre scatto, ma alla fine capita che gli scatti avvengano in silenzio, con le voci che fan da cornice. Amo forsennatamente la musica, ma rimane sempre un fattore esterno che può influenzare e rendere prestazionale il momento che io cerco di interpretare.
Come per il colore cerco di togliere, cerco l’assenza — del resto.

Thanks

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Video
www.giroland.it

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