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con Ale Giorgini

Avere la barba oggi: un chiaro segno di ribellione — vedi gli anni ’70 — o chiaramente una comodità per risparmiare su schiume e lamette?

Ho la barba dalle scuole superiori. Ho sempre pensato di avere un viso da bimbetto. La barba mi serviva per dimostrare qualche anno in più. Il timido pizzetto che avevo a diciassette anni è diventato oggi una folta barba, con qualche macchia bianca qua e là.

Credi che tutto il rammarico e l’indignazione di cui siamo circondati, in TV o in rete — vedi la storia di Daniza —, nasconda in sé un imminente cambio di rotta?

Non lo so se ci sarà un cambio di rotta. So che i social network sono diventati il luogo in cui tutti sfogano i propri malesseri. Vedo ancora lontano il momento in cui questi sfoghi possano diventare azioni concrete.

L’arte ha da porsi uno scopo, o basta solo essere bravi?

Qualsiasi cosa si faccia nella vita deve avere uno scopo. Tanto più l’arte.

Twin Peaks

Sembra che oggi molte persone siano un po’ riluttanti a usare il termine “artista” per definire la propria vocazione: tu sei un artista?

Mi ha sempre annoiato l’infinita e sterile discussione “cosa è arte e cosa non lo è”. Lo decide la storia, cos’è l’arte. Io mi limito a comunicare attraverso l’unico linguaggio con il quale mi trovo a mio agio.

La genesi: il primo disegno che ti ha fatto urlare “Eureka!” — ovvero, “Cazzo, son bravo!”

Un disegno fatto alle elementari. La maestra non credeva fossi stato io a realizzarlo, tanto che ha chiamato i miei genitori perché io le giuravo che era opera mia e pensava le stessi mentendo. I miei genitori le hanno confermato che l’autore ero proprio io. Quella maestra ogni tanto incontra ancora mia mamma nel piccolo paesino nel quale sono nato e le chiede sempre come sta andando il mio lavoro. Questa cosa mi emoziona sempre.

Capita ogni tanto di rompersi un po’ i marroni tra tutti gli appuntamenti e i festival a cui s’ha da partecipare?

Capita di stancarsi fisicamente. Capita di tornare con i muscoli che fanno male, con le orecchie che fischiano ancora per la confusione, con la testa che gira ancora per le troppe persone viste. Però personalmente non mi è ancora successo di annoiarmi.

woody

Basic CMYK

Hai collaborato anche con MTV: metti che ti fosse concesso per un giorno l’intero palinsesto della rete, cosa cambieresti?

Tornerei al palinsesto tipico degli anni ottanta: video in heavy rotation tutto il giorno. Rimanevo ore incollato alla tv a guardare quei videoclip che hanno contribuito a formare il mio immaginario.

Le tue “manie” da illustratore:

Non ho alcuna particolare mania. Tendo a programmarmi ogni giornata di lavoro in maniera piuttosto ferrea, dandomi degli orari e delle scadenze anche quando non ne ho. L’unica “mania” degna di questo nome è forse il fatto che ogni domenica sera mangio la pizza. È un rituale che mi porto dietro da quando sono bambino. Ma non c’entra nulla con l’illustrazione. O forse sì, chissà.

Il ricordo della tua infanzia a cui resti più legato:

Tantissimi ricordi. Davvero troppi. Ho avuto la fortuna di crescere circondato da una famiglia straordinaria, con due genitori che hanno fatto grandissimi scarifici per riuscire a non farmi mancare nulla. Ho una foto in camera da letto: ho sei anni e sono in braccio al mio babbo, che oggi non c’è più. Ho in mano un fumetto, probabilmente il primo fumetto che io abbia mai avuto. Ho ancora quell’albo: contiene una storia di Giorgio Cavazzano che di tanto in tanto rileggo.

Thanks

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