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Il mio padrone è un po’ frustrato

Jackson Galaxy & Il mio gatto è indemoniato

Il mio padrone Cov 1

E questo qui, mò?

Girando in rete sai già che può accaderti di tutto. Di imbatterti in cose “tv reali” tipo Il mio gatto è indemoniato, in cui un certo Jackson Galaxy, dice rocker e comportamentista per gatti, con poche brillanti intuizioni — spalancare la porta di una cameretta per liberare l’ossesso peloso che ha ridotto la moquette a un pisciatoio —, ti risolve situazioni destinate a risvolti indubbiamente tragici.

Che il felino sia un tipo piuttosto bizzarro da trattare è cosa nota, ma che adesso gli sia dato dell’invasato anche quando tira fuori le unghiette per raschiarti le epidermidi dopo che l’hai tenuto giorni interi rinchiuso, ennò, questo no! Poi, a vedere il duro Jackson trasformarsi nel tenero Jackson che piagnucola tutto commosso, il dubbio che certi programmi siano pensati apposta per farti girare i marroni così che uno non possa fare a meno di seguirli fino alla fine, come sadico rimedio alle proprie frustrazioni o, peggio ancora, che l’umanità sia del tutto fuori controllo, che il modo in cui intrattiene rapporti con gli animali non sia più così differente da quello in cui li intrattiene coi propri simili, il dubbio macera dentro.

“Quel gatto ha qualcosa che non riesco a spiegare”, canta Syd Barrett, e pare che Syd si riferisca a una faccenda decisamente umana, a un’epoca che si identifica con trasporto in uno degli animali non certo noti per scrupolosità e comprensione nei confronti del prossimo. Syd ha paura, sente che la situazione è poco chiara, che tutte quelle smancerie chiedono qualcosa in cambio, la sua mente, la sua stessa vita.

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Seguendo ancora il programma, più alcune vecchie riflessioni, viene un po’ da pensare che il vero indemoniato della storia qui, chiaramente, non sia il felino, che ogni croccantino datogli ogni volta che si lascia accarezzare da un Jackson in irritante visibilio, non somigli del tutto a un modo così tenero di “comportamentarlo”. Che, in fondo, tutta questa tenerezza rechi in sé un granché di inquietante.

D’un tratto, il nostro Galaxy giunge persino a consigliare dei farmaci da somministrare a un povero malcapitato che non se la smette di sminchiare i padroni, ogni volta che questi attaccano a piangere o a ridergli sul muso, così, di punto in bianco. E come ogni volta che dal cilindro saltan fuori i rimedi farmaceutici, è lì che ho paura sul serio.

Nonostante uno scarso attaccamento alla specie, ci sono casi in cui anch’io non posso fare a meno di ammirare “gli amici gatti”, la loro capacità di passare sopra ogni cosa, di adattarsi alle situazioni senza batter ciglio, stupendosi semmai, per un attimo, di alcuni esemplari come Jackson, ma infine tornando sempre e comunque sui propri passi.

Non è più tempo di menti sensibili.
Respect.

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