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Love always remains?

con Arthur Berzinsh

PUBLISHED by catsmob.com


 
Da dove nasce l’idea di fare le bolle di sapone con le puzzette?

Proviene dalla stessa base dell’algoritmo semiotico della mia arte. Lo adopero per creare un senso di elementi estetici/concettuali dissonanti che cerchino di catturare le emozioni di uno spettatore, per renderlo come un bouquet — complesso, ambiguo —, qualcosa su cui soffermarsi per comprendere i sentimenti interiori. Film, musica, letteratura: questi linguaggi consentono di accompagnare lo spettatore dall’inizio alla fine, conducendolo al culmine, a un’esperienza emotiva. La sola immagine non può portare il destinatario ovunque: è immobile. Ecco perché cerco altre vie per sperimentare con l’aspetto emotivo di chi assiste. Siesta è un luminoso esempio “letterario” di questo approccio — l’estetica classica della bellezza malinconico-romantica va di pari passo con un po’ di impudente umorismo, co-creando una percezione diversa.

Qual è il momento preciso in cui ci si rende conto di essere artista?

Non l’ho scelta io, questa strada. Ci sono cresciuto. C’erano un sacco di fattori. La mia salute, per esempio — non ho potuto scorrazzare in giro per strada e giocare a calcio con gli altri bambini, a causa della mia malattia cardiaca congenita, così ho trovato un modo alternativo per esprimermi. Mio nonno era un grande artista, mi ha aiutato. Questa è la mia realtà, non ne conosco altre.

Che importanza assume oggi la provocazione nell’attirare attenzione sul proprio messaggio?

Parafrasando Kafka: “Un’arte deve essere la scure per il mare gelato ch’è dentro di noi”. Sì, è importante nell’arte essere in grado di trascinare lo spettatore fuori da questa trance infernale del mondo — anche se solo per un breve periodo di tempo. Aristotele nella sua Poetica, ha scritto che l’arte deve lacerare, evocare la catarsi. Ma c’è davvero una grande differenza tra la raffinata significativa provocazione e un’altra più semplice, volgare e scioccante. Sono contro quest’ultima.

Arthur Queen + Jesus

Il corpo umano: un modo ideale per esprimere ogni stato d’animo o, semplicemente, uno dei temi che ancora tira?

Per quanto mi riguarda, è ciò che mi ispira più di tutti: la femminilità. Inoltre, un personaggio nudo emerge da ogni epoca. Diventa un chiaro simbolo archetipico, universale ed essenziale allo stesso tempo. È il miglior codice per l’aspetto semiotico del lavoro e, allo stesso tempo, l’irritante più efficace per la dimensione emotiva — perché la bellezza è una delle armi maggiormente in grado di manipolare i sentimenti umani.

“Il nuovo artista rimane fedele a se stesso, sia nella vita che nell’arte” — cit. Viesturs Avots: Quanti nuovi artisti conosci?

Viviamo in un tempo in cui ognuno di noi è un artista. Il mio ambiente è costituito essenzialmente da artisti, ma la maggior parte di loro, in Lettonia, opera in generi lievemente differenti — concettualismo, per lo più. Quindi, pur essendo vicini di casa, viviamo comunque in universi dissimili, ispirati da aspetti diversi.

Sembra che, nonostante la crisi nei rapporti eterosessuali, le coppie credano ancora nel matrimonio: l’amore rimane sempre?

Non sempre. L’amore può apparire dalle ceneri della chimica dell’ “essere innamorati”, se una coppia è in grado di accettare l’altro così com’è, ed entrambe le parti riescono a guardare in una direzione comune. Fai il massimo per le relazioni a cui tieni di più e i tuoi sforzi porteranno a dei risultati — è la mia banale convinzione.

Cov ITA

Il ricordo della tua infanzia a cui sei più affezionato:

Forse qualcosa del periodo di Philadelphia. È stato nel 1991, quando sono arrivato al Deborah Heart Health Center. Grazie alle donazioni per i bambini sovietici, ho avuto la fortuna di essere operato lì, giacché, a quei tempi, in URSS non v’era alcuna possibilità di fare un intervento chirurgico così importante. Senza quella opportunità forse non sarei qui a parlarne. Un episodio della mia biografia che ha lasciato un forte segno sui miei punti di vista esistenzialistici.

La colonna sonora più adatta alla tua opera:

Ognuna delle mie opere ha il proprio stato d’animo. Forse la Lacrimosa di Mozart. Anche Chopin e Schumann non suonerebbero male. Molte canzoni dei Cure hanno trovato un posto in uno stato d’animo adatto. Naturalmente ci sono un sacco di opere kitsch, che richiedono qualcosa di luminoso, colorato e dinamico, della cruda techno o industrial — l’album Biopunk Romantica, dal mio progetto elettronico Koronar — ma in generale vedo la mia arte come una sorta di prova verso la trascendenza, lontana dalla nostra determinata esistenza imperfetta, e la musica classica in questo caso è il miglior accompagnamento.

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