News

BSB3

Con Bud Spencer Blues Explosion

BSB3

Ci sono mani nate per agguantare una chitarra, altre per pagare quotati insegnanti di solfeggio: come si fa a distinguere le une dalle altre?

Adriano – La cosa fondamentale è quanta passione c’è nelle mani di una persona che si avvicina alla musica. Ognuno di noi può raggiungere risultati incredibili se forte di tanta determinazione. Spesso si associa il talento di un musicista alla tecnica, credo invece che la cultura e la sensibilità musicale siano fondamentali.

In copertina del vostro ultimo BSB3, l’occhio di Dio diventa un tramezzino: è l’immagine della nostra capacità di credere in qualcosa?

Cesare – Non c’è un messaggio così profondo, dietro quel tramezzino. Ma è sempre bello che qualcuno dia la propria interpretazione. Quando abbiamo dovuto pensare all’artwork, abbiamo fatto il punto della situazione, associando il fatto che fosse il terzo disco alla “spiritualità” dei testi, e il triangolo ci sembrava la forma geometrica più adatta. Poi abbiamo pensato (assieme a Ilaria Magliocchetti e Francesca Pignataro, che ne hanno curato il progetto) di desacralizzare l’immagine classica del triangolo esoterico e, in un certo senso, “italianizzarlo”, così come abbiamo sempre fatto con il blues.

Il vostro rapporto con il termine “alternativo”:

Adriano – Da ragazzino associavo questo termine al Grunge, oggi probabilmente certa musica elettronica o certa musica africana mi sembrano una buona reale alternativa.

Le conseguenze di un certo stile di vita targato ’60 e ’70 le conosciamo tutti, ma si può essere dei veri rocker stando troppo attenti ai mali del pancino?

Cesare – Secondo me, sì. Gli eccessi di quegli anni erano più che altro l’esplorazione (soprattutto mentale) di un mondo nuovo e sconosciuto, quello delle droghe sintetiche. A volte c’era anche la necessità di sopravvivenza a tour estenuanti. Oggi è tutto più comodo e conosciuto, e si ha inoltre più consapevolezza delle conseguenze. Poi sicuramente penso che Syd Barrett senza LSD non avrebbe mai scritto The Piper… ma quello è un altro discorso.

B2B3 Lat

Limiti e vantaggi dell’essere un duo: non vi manca il bassista?

Adriano – Dividi tutto per due, all’inizio pesa un po’ l’investimento, poi però ripaga di più. Suoniamo in due per scelta, non perché non abbiamo trovato un terzo elemento, pensiamo che questa formula abbia un potenziale molto contemporaneo, da sfruttare con le nuove tecnologie e con mente preistorica.

Per le fotografie dell’album vi affidate ancora all’obiettivo della Magliocchetti: è l’unica che sa come “prendervi”?

Cesare – In generale, ci affidiamo sempre a persone che sappiamo capaci di stupirci, e Ilaria è una di quelle! Non essendo fotomodelli ma musicisti, è sempre complicato per un fotografo metterci a nostro agio. Ilaria è una nostra amica da anni e ormai sa cosa ci piace e cosa no, lo stesso sappiamo noi di lei.

Essere artisti in una città vivace, a tratti isterica, come Roma: non capita di sentirsi in qualche modo soffocare gli slanci più arditi dell’animo sensibile?

Adriano – Sono tornato a vivere dove sono nato, ai Castelli romani, a mezz’ora dalla città, nei paesini. Abbiamo però la sala prove in un nodo nevralgico del traffico di Roma, quindi la nostra musica risente dei pregi e difetti dei luoghi che viviamo. Roma soffoca e, allo stesso tempo, crea opportunità, per noi è stata determinante. Quando abbiamo cominciato a suonare, io e Cesare vivevamo nella stessa casa nel quartiere Tufello.

L’aneddoto fondamentale della vostra carriera:

Cesare – Boh, ce ne sono tanti. Di fondamentale non mi viene niente, ma ricordo spesso di quella volta che appena finito di suonare all’Heineken Jammin’ Festival, una tromba d’aria ha distrutto tutto, compreso la nostra possibilità di conoscere di persona i nostri miti Pearl Jam, che avrebbero suonato in serata.

Per il video di Miracoli, Infascelli si inventa un riuscito montaggio di sequenze da Youtube, “per raccontare la bassa risoluzione che affligge oggi l’essere umano” (fonte Repubblica): what is this?

Adriano – Sono molto orgoglioso di questo video, e del brano: le parole diventano immagini. Musica e suggestioni visive convivono alla perfezione. Si parla di “Bassa Fedeltà” in tanti sensi, ognuno può interpretarla come vuole, il video è netto e contemporaneo, quando l’ho visto per la prima volta mi sono emozionato, credo che abbia un forte impatto e una dolcezza tutta particolare.

Il ricordo della tua infanzia a cui resti più legato:

Cesare – D’estate, a volte, il pomeriggio mi addormentavo sul cuscino infilato nella cassa della batteria di mio padre. Naturalmente, quando lui non la suonava.

B2B3 Low

Video