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Scarlet Chives

Con Maria Holm-Mortensen

Scarlet Cover 1

 

Hai un metodo infallibile per proteggere il tuo essere sensibile dai freddi meccanismi del mondo?

Non mi sono mai trovata più di tanto nei meccanismi, ho passato la maggior parte della mia vita a cercare di evitarli. Non mi piace l’idea di qualcosa di morto che è molto più intelligente di me. Infine, ho esplorato alcune delle meraviglie di ogni cosa. Per esempio, sta diventando molto più facile per me scrivere canzoni dopo che ho smesso di registrare su un vecchio registratore e ho trasferito tutto su strumenti più moderni.

Qual è il segreto della Danimarca che la rende così intimista e misteriosa?

La Danimarca è un paese molto piccolo, quindi siamo in pochi, ovviamente, a viverci. Questo è il motivo per cui abbiamo solo un paio di stazioni radiofoniche e televisive per stabilire i suoni, gli sguardi e i colori del tempo. Penso che la Danimarca avrà sempre un sotterraneo culturale molto fresco e interessante, perché ci sarà sempre qualcuno che va contro la corrente “ordinaria”.

Siamo ancora in grado di scegliere se una canzone è bella o meno, al di là del mercato musicale?

Non è un qualcosa da scegliere. Questione di sensazioni.

Com’è lavorare a stretto contatto con una personalità creativa come Brian Batz?

Ci conosciamo da molto tempo, ricordo che Brian è stata una delle prime persone a sentirmi cantare. Lavoriamo insieme da quando abbiamo scoperto il piacere di guardarci sviluppare suoni a vicenda. È sempre un piacere lavorare con lui nel suo studio, perché ha un certo modo di creare un ambiente molto sciolto che consente di tirare fuori il meglio.
Faccio sempre tutto il possibile per far toccare a Brian qualunque cosa con cui lavoro, mi fa sentire al sicuro – una specie di legame musicale, credo.

Che importanza ha assunto oggi la provocazione nell’attirare attenzione sul proprio messaggio?

Non abbiamo mai avuto alcun altro scopo con la nostra musica se non di coinvolgere gli stati d’animo, almeno per un po’. Questo è ciò che la musica può fare.
Quando usiamo le provocazioni nelle canzoni, o nei video, è per raggiungere uno stato d’animo più intenso.

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Di cosa parla il video di The timber will fall?

Non credo si tratti di qualcosa di specifico. È più un viaggio nel subconscio. È certamente tenendo conto di alcuni temi, però, che immagino parli da sé. La cosa più importante per noi era fare un video che potesse risvegliare i sensi e ricordare che è possibile manovrare più di quanto si pensi e, nel tempo, trovare la bellezza in cose che sembravano strane e agghiaccianti. Si tratta solo di spingere i confini. Ci piace sfidare i nostri ascoltatori e dare loro qualcosa di morbido e arioso allo stesso tempo. Costringere le persone in uno stato di stupore e spavento allo stesso tempo significa dar loro un’esperienza di vita.
Dopo l’uscita del video abbiamo vissuto l’esclusione da diversi media virali, a causa del suo contenuto esplicito. Questo ci ha resi desiderosi di combattere per la libertà e la liberazione di cui gli artisti danesi sono sempre stati molto orgogliosi.

Credi che il termine “fobia” sia il più adatto a definire un certo modo di rapportarsi alle diverse sessualità?

Non proprio! Penso che nella maggior parte dei casi le persone semplicemente non abbiano la capacità di avere a che fare con persone diverse da loro. Una specie di stupidità sociale che viene spesso scambiata per ansia o fobia, così da poter giustificare azioni odiose e senza cervello contro le minoranze. Probabilmente, un triste risultato della desessualizzazione che il mondo patisce ai nostri giorni. Alcune persone là fuori hanno solo bisogno di un po’ d’amore. Gli uomini amano gli uomini, gli uomini amano le donne, le donne amano le donne – non è perfetto? Ci vogliono tutti i tipi per fare un mondo come si suol dire.

Il social network: una buona cosa o una trappola per l’ispirazione?

Un po’ di entrambi, credo. È sempre qualcosa che è dentro di te a determinare se ti senti in trappola oppure ispirato.

Il ricordo della tua infanzia a cui resti più legata:

Ci sono così tante storie colorate della mia infanzia. Ricordo che avevo una scatola di cartone con dentro dei simpatici pulcini. Vivevano nel mio letto, finché diventavano grandi e volavano per la mia stanza distruggendo la mia collezione di figurine di vetro. Ho dovuto costruire un pollaio in giardino con l’aiuto di mio nonno. Credo che avessi dieci anni.

Vi avremo prima o poi in Italia per “qualche giorno di soggiorno”?

Spero spero e spero.

Thanks

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