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Turf One il fiammingo

Con Jean Labourdette aka Turf One

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“Turf è un po’ ossessionato dai peli del viso dei nani dandy sportivi Vittoriani, da icone russe, cose morte di ogni sorta, baracconi di carnevale e palcoscenici teatrali infestati da squallidi parassiti. Tecnicamente, i suoi dipinti ricordano i Primitivi Fiamminghi del quindicesimo secolo. Più o meno.”

Qualcosa su “Turf One”:

Solo un bambino che cresce…
Ho preso il soprannome a circa dodici o tredici anni, appena entrato nella scena graffiti parigina, sul finire degli anni Ottanta.

Da Parigi a Montreal: ha a che fare con l’ispirazione?

Sono giunto a Montreal, in un primo momento, per sfuggire alla Francia e a Parigi, avevo bisogno di una seria pausa. Poi, sì, credo di aver trovato l’ispirazione qui a Montreal. Principalmente perché ho trovato me stesso. L’intero corpo di lavoro, iniziato dopo il mio trasferimento di tredici anni fa, è nato tutto da quell’esperienza di abbandono della mia patria, approdo in un luogo sconosciuto, e costruzione di una nuova vita, partendo da zero. Mi ha dato la possibilità di scoprire chi ero veramente come persona e di poterlo esprimere attraverso la mia arte.

Quali sono le sensazioni dell’esporre in strada rispetto a quelle di una galleria?

Tanto per cominciare, non è lo stesso tipo di adrenalina. Per me le strade sono sempre state più di un parco giochi. Libertà assoluta, sommata all’emozione di fare qualcosa di “illegale”, un atto marginale. Riguardava più l’atto e l’esperienza che il prodotto finale.

È un mondo alla ricerca dell’innocenza perduta o del peccato fine a se stesso?

Entrambi!

Hai mai pensato che i tuoi lavori preannuncino un po’ il ritorno di un caos medievale?

Mai pensato a una cosa del genere. Forse in maniera inconscia, chi lo sa?

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Qual è il messaggio delle tue scimmie?

Beh, non mi interessa dar loro uno scopo specifico, in modo razionale. Ma la scimmia è nota come un simbolo del subconscio, e io cerco il più possibile di dipingere utilizzando la mia parte profonda come fonte di creatività, più che da un punto di vista razionale e intellettuale. Quindi, in un certo senso, credo sia proprio questa l’immagine che assegno al mio subconscio, una sua caratterizzazione.

Che importanza ha assunto la provocazione nel richiamare l’attenzione sul proprio messaggio?

Non lo so. Sul serio, io non sono uno che offende le persone di proposito. In realtà dipingo solo quello che voglio e non mi preoccupo in fondo di come le diverse persone possano reagire.

Credi ci sia ancora qualcuno al mondo che non si preoccupi affatto di essere famoso?

Certo! Mia mamma, ad esempio, non l’ha mai fatto.

La colonna sonora più adatta alle tue visioni:

A gypsy J-Dilla.

Thanks

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jeanlabourdette.com