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Regina

Con Regina Orioli

cover 2 Ha dato un volto ad alcuni dei personaggi più “oscuri” del cinema italiano, ma ne avrebbe fatto volentieri a meno.

Qual è il momento cruciale della vita in cui un essere umano realizza di voler fare l’attore?

Io l’ho realizzato molto dopo aver cominciato a lavorare, mentre giravo Benzina di Monica Stambrini. Ho capito che poteva essere un modo per esprimere una parte di me altrimenti molto privata.

“Un uomo non è del tutto se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera, e vi dirà la verità” (cit. O.Wilde):

Interpretare un personaggio può essere catartico, può portare chi lo interpreta a liberarsi e a esplorare territori fuori dalla quotidianità, senza paura di essere giudicati, concedendosi di uscire dalla personalità che ha accumulato nel corso della vita. Divertente, pauroso, forte.

Quanto c’è di vero nel fare l’amore “per finta”?

Io cerco di non fare mai per finta, sia sul set che nella vita. Certo, sul modo in cui si dà corpo al desiderio intervengono moltissimi condizionamenti, di ciò che si ritiene sexy, o di come bisogna comportarsi. Mi interessa uscire da questi schemi. Credo che il desiderio di ognuno sia differente, vale la pena esplorarlo, sul set e nella vita.

Sei coinvolta nel progetto di corti Le ragazze del porno: una vecchia passione o un modo più estremo per dire la tua?

È un progetto che nasce un paio di anni fa. Trovo sia interessante perché la nostra sfida, il nostro obiettivo, è quello di dare corpo al desiderio femminile che non è granché rappresentato. Mi piace l’idea, trovo che sia importante, in questo momento storico di grande volgarità, di iper-esposizione e sfruttamento del corpo delle donne, cercare di riappropriarsi della rappresentazione della sessualità.

Credi che la sensualità sia un fatto innato o basta rivolgersi all’obiettivo in modo “inquietante”?

Assolutamente innato, e non trovo granché eccitante chi si rivolge all’obiettivo in modo inquietante…

Ovosodo

Spesso i tuoi personaggi sembrano pensati apposta per far girare i marroni al prossimo. Quanto ti diverte interpretarli?

Non tanto, devo dire. Trovo che le donne, nel cinema italiano, siano rappresentate secondo dei cliché obsoleti nei quali non ci riconosciamo un granché. Se ci fossero più produttrici e registe, potrebbe registrarsi qualche evoluzione.

Credi che il termine “fobia” sia il più adatto a definire un certo modo di rapportarsi con l’omosessualità?

Forse. Non conosco nessuno che sia affetto da questa fobia, però. In questo momento è nelle sale un documentario, Fuori strada, di Elisa Amoruso, che consiglierei di vedere a chi è affetto da questa fobia. È un film che parla del coraggio di seguire le proprie inclinazioni, della gioia di vivere. Andrebbe fatto vedere anche nelle scuole.

Quanto costa denudarsi davanti a intere troupe in azione?

Non ho grande pudore, o meglio, quando mi è capitato di farlo, era sempre inserito in una storia, non era un nudo gratuito o pruriginoso. Credo che sia questo a fare la differenza.

È davvero così importante oggigiorno studiare per raggiungere traguardi “di fama”?

In Italia, direi proprio di no.

La situazione del cinema italiano:

Riflette quella del paese, non vige la meritocrazia, ci sono ingerenze politiche, e a quarant’anni sei ancora giovane.

Thanks

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