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Ritorno ai salons

con Riccardo Guasco

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Fumettista, illustratore e pittore, i suoi lavori “sono costellati di altissime case, biciclette, grandi cetacei e uccelli migratori”. Collabora con marchi e aziende quali Eni, Diesel, Rizzoli e Moleskine.

Quali sono i motivi che spingono un artista a riscoprire il linguaggio “dei cubi”?

Mi ha sempre incuriosito, da quando, nelle ore di storia dell’arte, immaginavo Picasso e Braque seduti in un Caffè di Parigi a disegnare sugli scontrini delle consumazioni. Era un concetto forte per l’epoca, quello di dare una visione multipla di un oggetto, introducendo anche l’idea di temporalità. C’era tutto ciò che cercavo: una visione differente, una sintesi del tratto, e l’introduzione di un concetto diverso di movimento.

Credi vi siano spiegazioni precise, o forse annunciate proprio da correnti come il cubismo, per cui il fervore di certi periodi sembrerebbe essersi un po’ dissolto nel nulla?

Probabilmente artisti come Picasso, Braque, e tutti quelli venuti dopo di loro, cercavano davvero un nuovo modo di dipingere. C’era voglia di ricercare nuove figurazioni, nuovi mezzi di comunicazione da esplorare, il bisogno di trovare soluzioni pittoriche alternative all’accademismo dei salons. Forse, a mancare, era l’idea di fare “mercato”. Oggi purtroppo ci resta solo quella.

Pagliacci

Quelli che fanno un affare dell’arte sono per lo più impostori

Pablo Picasso

Qual è il vero fine dell’arte?

Non so quale sia. Io dipingo e illustro come un oratore parla a una folla, un giornalista scrive un articolo, o un regista gira un film. È un altro modo per esprimere dei concetti. Quello che conta è farlo con onestà e correttezza, cercando di lasciare a chi guarda, messaggi che possano migliorarlo.

Al di là dell’incanto artistico, quali sono le tue impressioni su quelle che definisci “altissime case”?

Le “case altissime” sono malinconiche, hanno poche finestre, distanti tra loro. Credo siano lo specchio di questi ultimi tempi in cui le città, sviluppatesi in verticale, sono concentrate e vicine, mentre le persone che ci abitano sono assenti e distanti tra loro. Non voglio dare una visione negativa delle città, spero solo che entro breve si metta in moto una metamorfosi più orizzontale e più ecologica.

Ritorno ai salons Collage

Credi esista un metodo infallibile per tenere le proprie “doti emotive” al riparo dagli ingranaggi della realtà?

La mia sensibilità dialoga abbastanza bene col mondo reale, la quotidianità mi dà una moltitudine di spunti. Cerco di non staccarmi troppo da terra per non creare mondi alternativi. Vivo su questo, e di questo voglio servirmi per raccontare storie.

Dedichi a un certo Pablo l’illustrazione di un cane che rivolge il muso a una stella…

Pablo è un tributo, un piccolo omaggio al mio cane beagle. Forse una debolezza che dopo la sua morte è scivolata fuori così, seguìta dalla consapevolezza di quanto possa comunicare una creatura senza mai usare le parole. È stato l’equivalente di un colpo di coda.

Il tuo rapporto con il social network:

È un rapporto assiduo. Lo uso prettamente per lavoro, e credo di averne provati diversi. Molti li ho abbandonati, altri sono ancora attivi, o usati solo di sponda. Certe volte mi chiedo se tutte queste “identità” servano davvero. Mi rispondo di no, ma quel che mi resta è cercare almeno di essere coerente e onesto in tutti i vari “io” disseminati per la rete.

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C’è una colonna sonora che accompagna le tue creazioni?

C’è musica, ma nulla in particolare: Jazz, nonostante non sia un cultore, musica francese, o swing. Sono playlists casuali, che aiutano a restar leggeri.

Il ricordo della tua infanzia a cui resti più legato:

Le vacanze lampo di un fine settimana dai nonni, nella grande casa di un paesino dell’entroterra ligure. Dormivo in una camera al secondo piano con il pavimento in legno scuro, il letto altissimo che, durante il sonnellino pomeridiano, si riempiva di righe di luce. Nel cortile, un dondolo e un tavolo in ferro, sotto un gazebo strapieno di uva. Una grande ortensia lilla e, più in là, l’orto e i conigli. Lì intorno, c’erano un sacco di profumi e di belle cose da disegnare, ma non ho ricordi con la penna in mano. L’unica penna che arrivava dopo qualche ora, era quella condita di pesto e patate.

Thanks

Guasco Studio

www.riccardoguasco.com