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Messa a fuoco vol.2

Nika Marchi

Come per molti protagonisti del settore, il mio incontro con il nudo è stato del tutto casuale.
Prima di dedicarmi professionalmente alla fotografia, facevo la modella, poi qualche anno fa una mia amica fotografa mi propose di posare per Suicide Girls. Fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione l’idea di farmi immortalare nuda, provenivo dal mondo del fashion, dove ad essere protagonisti sono i vestiti, non il corpo.
Avevo appena avuto mia figlia, stavo vivendo una fase molto delicata di transizione psicofisica. Ho vissuto parecchio tempo in Sud America, in una cultura notoriamente maschilista. Per anni mi sono sentita ripetere che una donna dopo la gravidanza è da buttare.
Avvicinarmi al nudo è stato un modo per ritrovare fiducia in me stessa e accettare quella profonda metamorfosi che aveva mutato il mio corpo per sempre. Volevo dimostrare al mondo che una donna può tornare ad essere in splendida forma anche dopo un parto, persino più bella di prima.

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È così che ho capito che il corpo è la massima espressione della vita, nella sua suprema forma estetica, soprattutto femminile. Un concetto che sta alla base di tutta l’arte della Grecia classica.
Passata dall’altra parte dell’obiettivo ho continuato a sviluppare ciò che facevo da modella. Ho scoperto la luce: per me non c’è nulla di meglio della luce naturale. Come diceva un mio vecchio professore: “la luce, buon dio! E se il signore non ti dà l’illuminazione necessaria, meglio che vai a casa a farti un sonnellino”. Questo non vuol dire che non ci sia premeditazione o pianificazione nel mio lavoro, semplicemente mi piace “complicarmi” la vita.

Per me la fotografia è una meravigliosa routine imprevedibile, proprio come andare all’avventura. Tra i migliori risultati che ho ottenuto ci sono foto fatte esattamente con questo non-metodo, in pratica è come se facessi un reportage posato. Riguardo il nudo, sono convinta che il successo di molti modelli e modelle, fuori dai tradizionali canoni di bellezza, sia legato a un concetto di sensualità innata, altrimenti non si spiegherebbe. Puoi essere bello o bellissima, ma se non sai muoverti, o sei privo di un fascino primordiale, la tua bellezza non può che risentirne.

Anatomicamente siamo fatti tutti allo stesso modo, sta a noi decidere quali organi siano privati e quali no. Per come lavoro io, mi sembra quasi una bestemmia pensare di separare il lato umano da quello professionale. L’empatia sta alla base di ogni foto ben riuscita, è impossibile crearla se non si instaura un minimo di relazione con il soggetto da ritrarre.

Photo by Nika Marchi

In uno dei set più riusciti della mia vita, in quanto a espressività e sensualità, mi sono ritrovata in pieno centro, all’ora di pranzo, con Dominique Rachad, un bravissimo modello androgino. Avevamo per l’occasione solo qualche accessorio, dei trucchi, e un paio di capi di lingerie. Lui si è cambiato praticamente in mezzo alla strada, sotto lo sguardo attonito dei passanti. Poco dopo abbiamo cominciato a scattare in giro per la città. Un minimo di conoscenza reciproca aiuta il modello ad essere più disinvolto e il fotografo più mirato. Credo che non ci sia niente di più bello di un corpo libero dalle vesti e dalle imposizioni sociali. Alla luce della mia esperienza posso assicurare che, salvo una netta minoranza, questo è un ambiente in cui le persone che operano sono dotate di una sensibilità e di una raffinatezza fuori dal comune.

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nikamarchi.com