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Indagine su una giornalista al di sotto di ogni sospetto

Con Virginia W. Ricci

cover indagine

Scrivere, si sa, è un mestiere — un impulso — in grado di elevarti e farti a pezzi con la medesima incisività, specie quando lo si fa per magazines un po’ sopra le righe:

È già una domanda? Io credo ci sia moltissima differenza tra scrivere e Scrivere, appartengo certamente alla categoria minuscola.

Non era una domanda…

O merda.

No, va bene. Come sei approdata a Vice, questione di stile?

Dunque, non conoscevo Vice se non per interposta persona, ero in quel periodo post-laurea in cui non sai assolutamente che pesci pigliare, crisi esistenziale, lavoravo in gelateria e seguivo un corso di musica, cose completamente a caso, quindi ho deciso, sempre a caso, di iscrivermi alla laurea specialistica e di rispondere a un annuncio su facebook di Vice, che cercava stagisti. Ho fatto un colloquio orrendo in cui ero anche vestita orrenda con l’allora responsabile della musica, Giorgia, e non si sa come mi ha preso.

Pensi sempre di un artista le cose che scrivi o sei di volta in volta preda di un turbine puramente professionale?

A volte seguo un flusso di coscienza che non controllo, perché penso poco. A volte carico di grottesco o parto per la tangente, ma non mi è mai capitato di tradire o sfalsare la mia opinione. Comunque l’unica artista a cui penso costantemente è Anna Oxa, anche perché sono preoccupata che prenda le verruche.

L’artista, o profilo artistico, di cui non diresti mai peste e corna:

Anna Oxa, la cosa delle verruche non è una nota di demerito.

Sono più i commenti positivi o quelli negativi a fare breccia nella sensibilità umana?

Dai, non c’è dubbio. Non potrò mai più ascoltare i Subsonica senza sentirmi assalita da sensi di colpa da Antico Testamento.

Impressioni sul panorama musicale nostrano:

Abbiamo davvero tantissima ciccia — di quella bella, che rende curvilinei — molto spesso sacrificata sotto strati di cellule adipose — ristagno dei liquidi — che non abbiamo ancora capito come eliminare o come tonificare. Non posso andare nel dettaglio perché meriterebbe un trattamento a parte. In ogni caso penso che ultimamente, su molti fronti, si stia creando un clima collaborativo tra musicisti che spero porterà alla crescita di una o più scene per ora in penombra.

cover Mag

Dubbiosi o più sicuri che un giornalista vada a sbirciare i commenti ai propri articoli, i lettori sembrano metterci non poco impegno nel dire la loro: seguono alcuni dei pensieri più interessanti ai fini della nostra indagine — tratti dal tuo La semantica dei testi dei Subsonica:

Non sono un giornalista per fortuna, ma credo che Filippo Facci vada a sbirciare i commenti.

Ok, ecco il primo: “Inorridisco al pensiero di tutto il tempo che c’hai perso a scriverlo”: Quanto tempo impieghi a scrivere un articolo?

Meno di quello che impiego a rileggerlo.

“Viviamo in un mondo dove tante persone fanno, dicono, scrivono cose solo per avere visualizzazioni su youtube, per avere la pagina più cliccata su facebook, in generale per avere visibilità”: Credi che alcune persone dal pensiero più “alternativo” si dedichino sul serio, col medesimo piglio, anche a cose meno cliccate o con meno visualizzazioni?

Anche persone che conosco e con cui lavoro si dedicano a cose meno auto-evidenti, solo che, come dicevo prima, una critica fa più breccia di un elogio. Ovviamente nel mio mondo ideale basterebbe scrivere qualcosa di interessante per generare interesse, ma sembra che il mondo reale vada diversamente e che si noti qualcosa solo se controversa.

“Acida e frustrata. Vivi e lascia vivere”: Non cadi mai nel tormento che dedicandosi alle vite altrui uno finisca per vivere la propria un po’ dalla finestra “sul cortile”?

Sì certo, è il rischio di Internet, succede anche con la propria molto spesso. Se vigesse il vivi e lascia vivere anche per il mondo dell’editoria, però, non esisterebbero articoli. Se sembro acida e frustrata evidentemente è la cervicale. Non la auguro a nessuno.

“Se non capisci frasi un po’ più di ‘il sole splende nel cielo’ non venire a cacare il cazzo a noi”: Si avverte, anche nella più normale quotidianità, una certa insofferenza nell’uso di parole e frasi “già dette”, credi sia un chiaro sintomo di evoluzione o piuttosto di decadimento dei rapporti sociali?

Aspetta, non ho capito la domanda. Se qualcuno mi parlasse come i Subsonica nella vita quotidiana lo troverei un po’ barocco, però sarebbe molto divertente uscirci. Probabilmente sono una capra in fatto di metafore, le trovo sempre un po’ capziose, cattocomuniste, vaticaniste, renziane. Però sì, è un problema mio.

“Con i canineri e le albescure loro hanno guadagnato una somma considerevole di denaro e celebrità, sono sicuro che anche tu raggiungerai questi obbiettivi grazie alla tua forbita dialettica e alle tue crisi post mestruo”: Quali sono — o dovrebbero essere — gli obbiettivi di un giornalista? Davvero conta solo colpire l’attenzione, spesso anche a danno della qualità?

Di solito le crisi mi arrivano prima o durante. Gli obiettivi di un giornalista secondo me dovrebbero essere l’onestà e la capacità di argomentare le proprie posizioni. Io però non sono una giornalista, credo di essere molto lontana dal volerlo diventare — almeno per come considero i giornalisti di adesso —, nemmeno sono una scrittrice — non so cosa sia una metafora —, so soltanto quello che non sono. Cerco di essere piacevole e di rendere onore al merito a chi se lo merita davvero. Oddio, sembra una supercazzola.

Thanks

virginia W