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Messa a fuoco vol.1

Saturno Buttò

Mi viene del tutto naturale, perché poi mi identifico, dialogo idealmente con la figura dipinta. Questo tipo di rappresentazione va al di là di un mero esercizio decorativo, è qualcosa di terapeutico. Ha a che fare con il vivere, con la conoscenza di se stessi e forse degli altri. Ed è un rapporto di carattere spirituale soprattutto. Non è un caso che nella nostra cultura occidentale l’immagine divina abbia sembianze umane. Uno dei momenti più intensi del percorso che porta alla realizzazione di un’opera, è quello in cui mi trovo seduto di fronte al cavalletto mentre contemplo il lavoro in fase di ultimazione.

Le mie idee e visioni iniziano così: ascoltando musica e guardando l’immagine del dipinto. Non devo far altro che annotare gli appunti che un po’ alla volta si perfezionano. Il secondo step è ricercare i modelli giusti per un determinato soggetto. Naturalmente succede anche che sia la persona stessa, così come la vedo e conosco, a suggerirmi un’idea. Mi piace e voglio ritrarla, senza particolari elaborazioni concettuali. La parte più divertente è la fase che precede il lavoro sull’opera al cavalletto, cioè le pose. Da un lato per il fatto che io la vivo come un “gioco” e non pretendo una particolare professionalità dai modelli, dall’altro anche perché spesso i miei temi sono “bizzarri”, e questa cosa basta già a rendere goliardica la situazione. Lavoro quasi esclusivamente in studio e adopero la fotografia per fare quello che prima si faceva con gli schizzi preliminari. Una serie di scatti fotografici, senza nessun interesse alla foto fine a se stessa, mi permette di ottenere quello che mi serve per poi elaborare sulla tavola il disegno che sta alla base dell’opera.

ChristeSara

È ovvio che con i modelli c’è una preparazione prima della sessione di posa, e non ci sono sorprese, in quanto c’è la totale consapevolezza su cosa dobbiamo fare. Si riesce anche a improvvisare qualcosa — ed è senz’altro il momento più ludico —, ma questo comunque accade dopo che si è sviscerato quello che è il progetto principale. Il più delle volte c’è un deciso feeling, non potrebbe essere diversamente, visto che spesso sono loro a proporsi. Bisogna guadagnarsi la stima e la fiducia innanzitutto. Per fare questo non basta solo il background. Da parte mia c’è la volontà di giocare a sedurre per arrivare allo scopo.

A volte, mi vedo come un “vampiro” che si nutre dell’essenza seduttrice della “vittima”, che userà poi per adescarla senza particolare fatica. Tutto questo chiaramente ha a che fare solo con il lato professionale.

Magena

L’ultima fase è il lavoro — in solitario — al cavalletto. Dal disegno, che completo spesso anche con il chiaroscuro, fino alla verniciatura finale. Tecnicamente lavoro su tavole di pioppo trattate con gesso di Bologna, acqua, colla e gesso acrilico. Ho abbandonato le tele già nei primi anni ’90, non mi piaceva la superficie, e aveva tempi di essiccazione dell’olio troppo lunghi. Ho inoltre la necessità di avere la giusta dimensione sonora. E non è una semplice radio quello che mi serve, ma piuttosto un impianto stereo sovradimensionato, capace di evocare atmosfere “live”. Credo sia una mia deformazione, una specie di “sindrome di Frankenstein” — magari esiste!?

La necessità di ricreare le cose cercando di renderle “vere-vive”: un’utopia, ma è così romantico. Per mia fortuna ho vissuto e continuo a vivere la vita che mi piace, presente e futuro prossimo sono i miei interessi, e la mia mente si orienta in questo senso.

Saturno Buttò - Medea Medusa

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