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Murmur

Il mormorio di Gottfried Helnwein

TheMurmerofInnocents

L’infanzia, dicono sempre gli adulti,
è il periodo più felice della vita.
Ma per quanto poteva ricordare,
Jack Fairy era di tutt’altra opinione

Velvet Goldmine

È uno dei segreti più inenarrabili che abbiamo mai vissuto. Il più imponente, l’unico in grado di segnarci per sempre. Si svela lungo l’arco di un’intera esistenza nei suoi contorni imbevuti di liquido amniotico. Impieghiamo secoli, millenni, nel tentativo di decifrarne le sequenze, ma è l’ossessione evolutiva a farla da padrone, privandoci di tutto il tempo necessario. Tra intrepide fatiche, o pochi gesti distratti, alla fine ce ne liberiamo, come di un virus balordo, in luoghi dove vizio e amore si fondono in un unico impulso emotivo. I “disastri della guerra” divengono atti quotidiani, i disastri di ogni giorno che si manifestano anche nelle figure più innocue, in Mickey Mouse, in Paperino. Non v’è più traccia di innocenza. Gli istanti si rivelano inafferrabili allo sguardo, incrociano i nostri occhi solo per accusarci. Non v’è più un modo per liberarsene.

Installation at the Monumento a la Revolución

Attraverso le sue gigantografie Gottfried Helnwein impone una delle riflessioni più spietate dell’espressione contemporanea. L’artista austriaco coglie in pieno l’orrore infantile che il nostro tempo si trascina dietro, mescolando acrilici, tele e pellicola fotografica. L’intento è “mostrare al pubblico qualcosa che conosce ma non sa di conoscere”.

Le crepe dell’evoluzione-educazione sono immerse nell’oscurità, sono nella polvere che ricopre le forme delicate dei puttini umani, come negli sgorghi di sangue che le bende non possono trattenere. “Il mormorio dell’innocenza” è percepito come un urlo che strazia le coscienze. Sono volti segnati da un conflitto borghese, che non ha più nulla a che fare con la dimensione umana. Il conflitto dei manuali, di merendine e competizioni, del non avere mai l’età adatta per mostrare ai grandi un altro modo possibile d’esserci.

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“Tutti gli adulti che ho visto erano brutti, scorbutici e maleducati.
Non ho mai visto nessuno ridere, non ho mai sentito nessuno cantare.
Sono nato in una zona crepuscolare, cazzo.
Non avevo idea di come ci ero arrivato,
ma sapevo per certo che non volevo essere lì.”