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Carla & Valerio

Sia folgorante la fine

Risale a Marzo scorso l’ultimo contatto con la signora Carla. Avevamo preso accordi per uno speciale su Valerio, qualcosa che mettesse a fuoco il rapporto tra una madre e un figlio che se ne va così giovane e in maniera tanto brutale. “Chi era Valerio, chi è oggi”. Spesso è come se un genitore, cogliendo l’esclusivo legame che il Supremo stabilisce con alcune sue creature, cominci inconsciamente a farsi coraggio, a prepararsi a un addio prematuro. “Dio ha in gloria coloro che muoiono giovani”. E nelle fotografie più note di Valerio, egli ci appare quasi come un angelo, lo sguardo di un prescelto con il compito di trasmettere al mondo, attraverso il suo sacrificio, la bellezza che accompagna l’essere puro e innocente. Nulla di politico, insomma, “solo Valerio”, ci eravamo promessi. In un mondo come il nostro, ossessionato dal gioco dei ruoli e delle parti, raccontare semplicemente storie che hanno a che fare con l’impegno e la giovane età può divenire un’impresa piuttosto ardua. Il rischio è di risultare poco folgoranti (nell’introduzione al libro su Valerio la signora Carla ricorda le parole di tutti quelli a cui ha raccontato le sue pagine: “l’inizio deve essere folgorante”).

Tutto ciò che dici o scrivi deve avere una collocazione ben precisa, “deve far piangere o stimolare il dibattito”, come se ogni cosa fuori da questo cerchio non abbia alcun senso o sia degna di interesse. Il sospetto e la commiserazione sono costantemente in agguato. Ecco che le parole di una madre colpita da un dolore così forte possono rappresentare una valida alternativa a questo ordine di cose, se accolte con pura partecipazione, puro rispetto e pura curiosità. Lo scopo di un articolo su Valerio era quello di parlare di gioventù e speranza, di innocenza e sacrificio, di impegno come necessità di espressione e di affermazione. Di una giustizia che forse non ha nulla a che spartire con l’uomo e le sue leggi. Poi la signora Carla, già malata da tempo, si è aggravata, e proprio ieri si è spenta. Il nostro progetto resta incompiuto, o forse no…

L’intervista si chiudeva con i versi di Pasolini. Versi che oggi hanno un significato un po’ diverso:

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù