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Secrets from the hourglass

Con Leila Ataya

 

La tua definizione di Pop Surrealism:

È un movimento d’arte contemporanea che abbraccia tutto ciò che ci circonda, come i media, la politica, l’informatica, e molto altro ancora. Gli artisti raccolgono tutte queste nozioni per produrre opere d’arte che raccontano storie, creano nuovi mondi surreali e fiabe contemporanee. Le forme di espressione vanno dalla scultura, immagini generate al computer, fino al graffitismo e il classico olio su tela.

Secrets From The Hourglass…

Si riferisce a un’essenza femminile che passa attraverso il tempo e le generazioni: un essere con molteplici facce e diverse storie da raccontare. In un quadro può essere una ragazza sottomessa, in un altro è lei la seduttrice, e così via. Tuttavia, qualunque sia la scena, c’è sempre qualcosa di magico intorno a lei.

Come riesci a tenere i tuoi “segreti” al riparo dalle insidie della realtà?

Non ne ho bisogno: la realtà è ciò che alimenta la mia immaginazione. Tutto quello che dipingo si ispira a cose che ho visto o sentito. È quando inizio a lavorare sulla mia arte che tutto cambia e si trasforma. Anche se i miei lavori iniziano con il mondo reale, finiscono poi per diventare fiabeschi. Chiaramente è solo la mia interpretazione della realtà.

Che ruolo gioca la sensualità nel tuo essere artista?

Uno dei ruoli più importanti della mia arte. Nella vita si può vedere, annusare, sentire, toccare e gustare, ma nei miei quadri posso solo contare sulla visione dello spettatore. Per cui, mio dovere è quello di spingere il fattore sensualità in modo che lo spettatore possa quasi assaporare la fragola, con la propria bocca, cercandola in quella dipinta.

Qual è la colonna sonora che accompagna i tuoi dipinti?

I miei quadri hanno varie fasi, e mi piace ascoltare diversi tipi di musica. Quando lavoro alle fasi iniziali, ad esempio (gesso, etc), metto su musica più veloce, ma una volta giunta ai soggetti preferisco musica rilassante o più malinconica, tipo i classici di Ennio Morricone.

Sei ideatrice e insegnante di una vera e propria scuola d’arte: una missione o una “necessità”?

Ho insegnato per molti anni. È successo che sono stata avvicinata da persone che mi hanno proposto di insegnare loro arte, dopo aver visto le mie opere, tutto è nato da lì. Sono andata a insegnare presso la Auckland City Art School, e in seguito ho creato la mia scuola d’arte. È interessante e gratificante insegnare agli altri, essere in grado di aiutare i miei studenti a vedere le cose in modo diverso ed eccitarli artisticamente.

Com’è la tua città?

Sono nata a Mosca, in Russia, e da adolescente mi sono trasferita con la mia famiglia ad Auckland, Nuova Zelanda, dove ora vivo e lavoro. Sono due luoghi molto diversi tra loro. Mosca è una grande città dell’Europa orientale, ricca di storia, Auckland è invece una città relativamente giovane, con una natura magnifica, paesaggi, e un ritmo di vita più lento che la rende ancora più rilassante.

Alcuni tuoi quadri sono in mostra alla Dorothy Circus Gallery di Roma fino al 27 Maggio. Credi sia uno dei luoghi più adatti per far conoscere la tua arte?

Sono davvero felice di essere stata lì per l’apertura della mostra. Essere di nuovo a Roma è stato meraviglioso: amo il cibo italiano, e Roma è un luogo ideale, pieno di musei e antichità. Dorothy Circus è un posto unico, con belle pareti di velluto rosso e una grande energia. La galleria è una creazione di Alexandra Mazzanti, una che lavora sodo per assicurarsi che tutto sia sempre perfetto. Credo che lo stile visivo della Dorothy, e l’atmosfera, si adattino perfettamente ai miei quadri.

In questo tuo mondo popolato da strane creature e in cui la lotta tra il Bene e il Male appare senza tempo, qual è il senso della vita?

La vita è il processo di selezione di ciò che è “bene” e ciò che è “male”. Tuttavia molto spesso sia l’uno che l’altro tendono a mascherarsi: quello che a volte può sembrare così allettante, o innocente, può infatti rivelarsi una trappola mortale. Allo stesso modo, il simbolismo dei miei quadri implica questo tipo di scelta. Credo sia solo uno degli elementi che rende ogni narrazione più interessante, dal momento in cui non sai cosa accadrà dopo. Ma come esseri umani siamo creature curiose, abbiamo sempre il desiderio di prevedere le cose.

“La differenza tra i falsi ricordi e quelli veri è la stessa che per i gioielli: sono sempre quelli falsi che sembrano i più reali, i più brillanti” (cit. Dalì). Se potessi scegliere, quali ricordi terresti per sempre con te?

Ho sentito da qualche parte che la nostra esistenza è solo il 20% di ciò che ci accade, mentre il restante 80% riguarda il cosa e il come lo viviamo. Penso che questo si applichi anche ai ricordi. I ricordi si colorano delle nostre emozioni e, talvolta, l’emozione è l’unica cosa che possiamo realmente ricordare. Col tempo, tuttavia, si tende a costruirci sopra, e il risultato è una memoria completamente nuova e diversa. Ne ho molti della mia infanzia che inconsciamente influenzano la mia arte, cose a cui sono stata esposta a un’età molto giovane, come fiabe, libri, colori, arte, e molte altre che passano attraverso il mio lavoro, che io lo voglia o no. Per cui, in qualche modo, non si può davvero scegliere i ricordi: sono incollati a noi.

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