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Vis Dearum

La forza delle dee

La prima cosa che noto è che son tutti tatuati e affaccendati intorno a un tavolino, a versarsi da bere. Vis Dearum è “La forza delle dee”, e quando si ha a che fare con i miti, non c’è verso, a farla da padrone son sempre i piaceri del vino. Il nuovo bizzarro evento, che in ordine di capitoli seguirebbe quello de “Le sante peccatrici” dell’anno precedente, svela l’universo delle donne tatuatrici in una cornice volutamente latina.

Il discorso è che se sei una che decora carne umana, allora sei pure in grado di metter su quadri. Ce ne sono di vari che pendono dalle pareti bianche, insieme ad altre opere e oggetti che chiaramente non dovrebbero entrarci nulla con l’evento, ovvero un paio di clown McDonald supersize di porcellana, un dipinto di un carrarmato-fastfood, ecc. (la solita storia: a conti fatti quegli accidenti di Mc-panini li addentano tutti, non spariamoci balle). Ci sono le artiste in persona, i ringraziamenti, gli applausi, una vecchia che s’aggira chiedendo qua e là spiegazioni, una che spara risatacce isteriche ma non fai in tempo a guardarla che subito torna seria. Non resta che cogliere il mitico momento per infilarsi tra braccia e cosce illustrate, versarsi da bere, mandare tutto giù, cercando di capirci meglio qualcosa. Ma fuori, in marciapiede, la calca intorno al tavolino è la stessa di prima.

Tiro un paio di scatti per la rivista, cerco le personalità, quelli che hanno più l’aria da protagonista, ma gli unici due a sembrarmi così sono uomini: l’olandese supersize, Henk Schiffmacher alias Hanky Panky, è un’icona dell’ambiente tattoo, si è persino inventato un “Tattoo Museum” nel centro di Amsterdam, ha segnato gente come Kurt Cobain e Anthony Kiedis, ecc. Sembra sia appena sbarcato da un galeone dell’Harley Davidson che dev’essermi sfuggito, proprio qui fuori. E infatti, dopo un po’ sparisce in un rombo di tuono esterno che si perde nei meandri della Nomentana. Anche l’altro presunto protagonista ha l’aria del tattooist gallico giunto fin qui in motocicletta dalle lande di Asterix, ma quando “a una certa” fa ai suoi di riunirsi in vista del divino “magnà”, mi cala un po’, e invece che da un’Harley, di colpo costui mi approda da un veliero della Mercedes grigio metallizzato. Tiro anche a una donna protagonista, sperando di non sbagliarmi. In fondo si tratta di dee.

Alla destra del frigidaire anni ’30 c’è la piccola libreria. Da antico latino del settantotto, come vedo un album di Pazienza mi ci fiondo sopra, fottendomene, ma senza alcuna malizia, di bambole e cataloghi pop. A conti fatti questo è un surrealismo che m’ha sempre affascinato, dai tempi di One Hot Minute dei Red Hot Chili Peppers, e forse anche prima, quando la mami di notte lasciava acceso un lumino proprio nei pressi della sua bambola preferita: “Buonanotte, piccolo”, “Mamma, puoi spegnerla la luce, lo sai, non ho più paura del buio”, “Ma tuo fratello sì”. Quando non restava altro che cacarsi addosso con orgoglio, tirando notti insonni a tener d’occhio la bambola della dea mater. Alla fine ci si affezionava.

Mondo Bizzarro Gallery
dal 02 al 27 Maggio 2012