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Pif

Fatiche di un quasi regista

Pierfrancesco Diliberto, alias Pif, è uno che ama la televisione. Uno che col suo Autovox ha passato momenti importanti della propria vita, riuscendo infine a realizzare il sogno di entrarci dentro. Grazie a programmi come Le Iene e Il Testimone si è creato un personaggio che ora, a quanto pare, sarebbe persino in grado di reggere i tempi di un lungometraggio. Ha appena concluso le riprese del suo primo film da attore e regista, che però un titolo ancora non ce l’ha, visto che qualcuno sembra averglielo strappato con la forza del pensiero. Si trattava di “La mafia uccide solo d’estate”, ma poi è uscito un libro dall’omonimo titolo, e allora tutto resta ancora provvisorio e da stabilire. Nonostante questo e altri delicati temi affrontati sin qui (dopo aver superato l’irritante ruolo di iena faccia da schiaffi), Pif è uno che sembra non prendersi mai sul serio. È da anni sulla scena ma seguita a mostrare la sua aria da cane bastonato, dormiente, e “quasi vip” che lo rende tutto sommato un tipo amabile, un bravo ragazzo…

Quando hai capito di essere Pif? È stato un evento piacevole?

Il 4 giugno 1972. Non ricordo se è stato piacevole. Nel senso che io sono sempre stato così. La domanda corretta è: quando la gente si è accorta?

A giudicare dal personaggio sembri uno che a scuola gli menavano sempre. Ci sei o ci fai? (E se ci fai, come fai?)

Io, in genere, sono troppo pigro per recitare nella vita. Comunque non mi hanno mai menato.

A detta di un tale Johnny Rotten “essere punk vuol dire essere un fottuto figlio di puttana, senza avvenire e con la voglia di rompere il muso al prossimo caritatevole”: quanto sei punk?

Il vero punk non dice in giro di essere punk. Io, decisamente, non sono punk.

È più semplice lasciar correre o sfondare una vetrina?

Dipende dai casi.

Il tuo è il tipico sguardo “senza entusiasmi” di un meridionale intellettuale e di sani principi, affezionato all’impeto folkloristico del suo popolo ma un po’ anche infastidito dalla sua arrogante semplicità: “l’ignoranza è forza”? (cit. 1984)

Ho entusiasmi, ma il mio corpo non lo trasmette. L’ignoranza può essere forza, sì. Anche se non sempre.

Piffettopoli è edito da Zero91, non era meglio Mondadori?

La Zero91 appartiene ad alcuni miei amici d’infanzia che hanno tentato l’avventura dell’editoria. Era un modo per essere con loro.

Hai collaborato con Zeffirelli e Giordana già prima di diventare il Pif che tutti conosciamo. Sei uno dei tanti raccomandati dello spettacolo, solo con qualche senso di colpa in più?

No. Con Giordana ho partecipato a un bando del comune di Palermo. Lavorare con Zeffirelli me lo ha proposto un mio amico che lo conosceva. Nessuno mi ha mai imposto perché amico o parente di qualcuno. Tant’è che facevo il dog sitter. La raccomandazione è un’altra cosa. Io suggerisco, a tutti quelli che vogliono lavorare nel mondo dello spettacolo, di trovare, se è il caso, un contatto per arrivare alla persona che può apprezzare il proprio talento. Poi se vali ti vengono a cercare. Mi è capitato di segnalare una persona che secondo me era valida. Una volta messo alla prova, questa persona è diventata un autore delle Iene. Ma non l’ho di certo imposto. Se fosse successo, di essere raccomandato o raccomandare, avrei avuto molti sensi di colpa e forse non farei la tv che faccio.

“Anche il funerale di nostro padre dovevi trasformare in un comizio?” (cit. I cento passi). Credi che l’arma della denuncia porti davvero a delle soluzioni, o è piuttosto un modo perverso (masochistico) per essere sempre al centro dell’attenzione?

Se io sento il bisogno di parlare di mafia è grazie a chi ha denunciato prima di me. L’ego è un elemento fondamentale quando fai una scelta così drastica. Non ricordo una persona, veramente in prima fila nella lotta contro la mafia, che non fosse egocentrica.

A che punto sei col tuo film?

Cinque giorni fa ho finito le riprese. Adesso entro in montaggio e lì scoprirò tutte le cretinate che ho fatto.

Quand’è che monterai i tuoi capolavori londinesi intorno al wc?

Sia alle Iene che al Testimone ho mandato in onda alcuni pezzettini di quando facevo l’House Porter e distribuivo la carta igienica in un ostello. Tutto avrei pensato tranne che quello che giravo in quel periodo poi sarebbe andato in onda in un mio programma.

Thanks