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180.000

Con Petrov Ahner

Qual è la situazione?

Sabato 24 marzo, alle 13:00, artisti e sostenitori della Tacheles Kunsthaus hanno ottenuto, attraverso la decisione della Corte, la riapertura della porta principale e quella degli studios. La corte ha deciso che l’azione intrapresa dalla sicurezza privata, per ordine della compagnia legale Schwemer, Titz & Tötter e del loro avvocato, il dottor Michael Schulz, è da considerarsi illecita. La situazione resta comunque molto tesa a causa della sicurezza ancora presente in alcune zone e delle costanti provocazioni a danno degli artisti.

C’è qualcosa che avreste potuto fare per evitare lo sgombero?

Gli artisti e i sostenitori cercano di mobilitare attraverso azioni come l’istallazione pubblica 180000 firme per la Tacheles (raccolte in due anni) in seguito alla mia iniziativa e alla prima azione, denominata 170000 firme, di fronte al Red Rathaus, il 17 Marzo scorso.
Abbiamo bisogno di mobilitare l’opinione pubblica, e premere per ottenere che il governo di Berlino (e in particolar modo il sindaco e senatore della cultura sig. Wowereit) reagisca e si dia da fare per proteggere la casa, invece di continuare con una politica che ignora il problema e l’attuale situazione.

Il portavoce per i tribunali civili di Berlino, Ulrich Wimmer, ha sottolineato che “se qualcuno pensa che sia illegale, può adire le vie legali”…

Non sono informato sul contesto del commento, quindi non saprei cosa rispondere.

Qualcuno, lamentandosi a proposito dei prezzi alti dei souvenir e dell’assenza di un centro di informazione, crede che Tacheles abbia esaurito la sua spinta innovativa, che si sia ridotto a mero oggetto turistico: che sia meglio restituire l’edificio al comune di Berlino…

Anzitutto, non è la città a volere indietro l’edificio, giacché dovrebbe essere venduto a un investitore privato. Noi in realtà vorremmo una maggiore implicazione da parte della città per proteggere la Tacheles. Non credo che abbia esaurito la sua spinta innovativa, basta dare un’occhiata al programma di eventi, mostre e happenig. Tacheles Arthouse è caratterizzata da un costante movimento dinamico, e da uno scambio artistico internazionale. Lunedi 26 Marzo, ad esempio, parte dell’Orchestra Sinfonica di Berlino ha suonato qui gratis, in segno di solidarietà alla causa.

Quanto conta la mobilitazione via internet?

Ha dato prova di essere un ottimo strumento per diffondere notizie in modo rapido e per trovare sostenitori organizzati e azioni veloci, per cui sì, è uno degli strumenti più importanti per la lotta della Tacheles.

In caso di chiusura permanente, quale sarebbe la perdita per la città di Berlino, e per gli artisti?

Berlino perderebbe un posto importante che rappresenta buona parte della propria identità culturale. Un sacco di gente si è mossa, è rimasta, ed è tuttora in visita a Berlino per questa libera identità artistica. Come un vecchio Berlinese mi ha detto, a suo parere la Tacheles appartiene a Berlino, così come la Porta di Brandeburgo o la torre TV. Una realtà che rende la città speciale e unica nel mondo. Resta l’ultimo posto libero nel quartiere di Mitte, insieme alla Schokoladen e.V. (anch’essa in procinto di essere chiusa). Per Mitte, la chiusura della Tacheles, con circa quattrocentomila visitatori l’anno, potrebbe essere solo un disastro economico. A Berlino non c’è un mercato d’arte significativo, per cui l’attrattiva della città sugli artisti di tutto il mondo, il motivo per cui sono in tanti a muoversi e a lavorare qui, sono gli spazi liberi come la Tacheles, la possibilità di avere a disposizione bassi costi di lavoro e uno spazio abitativo.
Chiudendo tutto questo, Berlino perderebbe la sua reputazione come centro artistico in tutto il mondo.

Petrov Ahner