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Solinga, volendo

con Marina Comandini

Marina Comandini è un’artista piena di talento tutto da scoprire, è una vera miniera di emozioni, di sogni vissuti o solo sognati, di storie che rendono migliori i giorni che ancora ci aspettano…

Come dicevamo, in quanto moglie di Andrea, sei anche “un po’ pubblica”: in che modo ha influito sulla tua vita questo incontro?

Direi che mi ha segnato a vita, nel bene e nel male. Un bene tanto grande da lacerarmi per sempre. Un percorso fatto nell’assenza di due.

Nella prefazione al tuo libro, Vincenzo Mollica parla di una persona che egli conosce da anni ma che ha sempre tenuto in sordina la sua arte, che si rivela in maniera forte soltanto adesso: è così?

In realtà l’aspetto creativo mi appartiene da quando sono nata. Ho sempre disegnato e scritto, fa parte di me. La storia con Andrea mi ha travolto. Sfido chiunque a lavorare accanto a un genio puro. Mi ha insegnato molte cose, ma soprattutto a non prendermi troppo sul serio. Forse la mia produzione artistica ne può aver risentito, almeno in termini di quantità, ma so di aver imparato a vivere meglio, che è poi il fine ultimo di ognuno di noi. Intendiamoci, non posso vivere senza disegnare, creare, inventare. Lo faccio continuamente, lo applico a ogni aspetto della mia quotidianità. Anche quando lavoro cerco di mantenere la serietà e la leggerezza del gioco, e penso che questo sia l’unico atteggiamento onesto per un artista.
Non ho mai smesso di lavorare. Mi piace farlo su commissione, trovo molto stimolante mettere alla prova la propria capacità di combinare l’estro con le richieste del committente. Ma disegno e scrivo anche fra un lavoro e l’altro, e un’idea porta a un’altra, in una collana senza fine. Forse ciò che intende Vincenzo è che non ho mai gridato agli altri queste mie peculiarità.

Spesso, innamorandosi dell’opera di un artista, si tende a idealizzare l’uomo che l’ha concepita e, col passare del tempo, l’intera sua esistenza. Quanto grava questa condizione — le aspettative di un ammiratore — sul quotidiano di un artista?

Credo che raramente l’artista corrisponda, nella realtà, all’immagine idealizzata di sé che trasmette. Andrea rappresenta in questo senso un’eccezione. D’altra parte, la sincerità disarmante è un tratto caratteristico e voluto della sua opera. Io stessa, quando ho visto Andrea per la prima volta, l’ho riconosciuto dai ritratti che si era fatto nei suoi disegni, che già conoscevo. Conoscerlo dal vero era come avere un concentrato della sua arte e anche di più.

Al di là del genio incontrollato, l’arte è un mezzo per liberarsi della propria umanità o un dono per poter affermare un’esistenza del tutto aliena?

Non mi sembra che i due concetti siano antagonisti. Vero è che l’arte rende possibile coltivare un mondo parallelo dentro se stessi, autentica risorsa all’apparente squallore di alcuni momenti. Ma non sempre ciò che vi si trova dentro è piacevole. L’arte, come diceva Truman Capote, è per un artista il suo piacere e la sua frusta. Un rapporto ambivalente, ma necessario.

La generazione “creativa” del ’77, con i suoi eccessi, le lotte, e la peculiare ironia, appare oggi piuttosto ripiegata su se stessa. Come ostile e ancora in attesa di un riscatto. Non credi ci sia da essere invece ben soddisfatti di quanto prodotto?

Quella generazione era già alla nascita scanzonata e nichilista. Nel ’77 si è spento il sogno del ’68, con tutte le pesanti conseguenze in termini di tensione sociale e di violenza. L’eroina, arrivata come dal nulla nei gruppi di amici, ha giocato il suo ruolo distruttore, favorendo ancora di più una generale tendenza all’individualismo. Un chiaro segno di decadenza. Diciamo che abbiamo dedicato quegli anni a contestare ciò che non andava, senza poter trovare un’alternativa, che invece il ’68 suggeriva. Ciò che ci è rimasto, dopo quel periodo, è un mucchio di ceneri e di ricordi, e il futuro claustrofobico che viene prospettato ora, non aiuta.

Qual è la lezione da tenere più a mente di quel periodo?

Per avere futuro ci vuole cultura e un senso di appartenenza. I ragazzi di oggi che hanno recentemente organizzato la protesta nelle piazze hanno cercato di ottenere proprio questo, ma il loro orizzonte sembra così vasto da essere ripiegato su se stesso, come un colosso con le gambe d’argilla.

“Le idee vengono sempre quando pare a loro, e hanno bisogno di essere fermate, coccolate e nutrite con concime adeguato” — cit. Tua, senza offesa: Tenendo conto che il luogo in cui avviene questo prodigio è quello della vita “di tutti i giorni”, con impegni, affetti e doveri ben differenti, credi esista un compromesso per poter coltivare entrambi i terreni in modo soddisfacente, oppure occorre fare una scelta ben precisa?

Come dicevo prima, per un artista l’arte è vita, e non è confinata in un luogo a parte. Spesso le idee migliori vengono mentre si compiono i normali gesti quotidiani.
Un tempo un artista era colui che aveva un talento innato e riconosciuto per uno o più campi artistici, naturalmente da coltivare assiduamente. In questo presente in cui l’arte ha perso i confini del virtuosismo, può essere difficile stabilire chi è un artista. Io credo che essere artista oggi significhi soprattutto non poter vivere senza il processo artistico, quale esso sia. È questo il vero spartiacque.

“Nella stanza buia, il telefono cessa di ringhiare. I manubri, la biga, la tele spenta e il consueto disordine attendono in silenzio all’ascolto di un respiro… Ella dorme di là. Anche lei ha perso tempo” — cit. Pompeo: Quand’è che in un rapporto si è perso del tempo?

Si perde tempo tutte le volte che siamo disattenti all’unicità del momento presente, ma anche quando, per riuscirci, ci si ritrova dominati dall’ansia. Anche questo è perdere tempo. Il senso del tempo cambia con l’età e l’esperienza. Da giovani il tempo è infinito, per poi gradualmente restringersi a un orizzonte finito. Credo che non si perde mai tempo quando si fanno cose che ci fanno stare bene, naturalmente, senza fare male agli altri. La nostra tendenza naturale è di costruire, se ci pensiamo bene non si capisce a quale fine, ma il processo di costruzione è insito nella nostra natura e ci fa illudere di non stare perdendo tempo. In una relazione, si perde tempo quando ci si buttano reciprocamente addosso disagi e problemi oltre il necessario, per risolverli. Ma questo, chiaramente, è solo il mio personale punto di vista.

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