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Racconti brevi e lunghi, a seconda del bisogno

“Un progetto editoriale nato dalle differenze, sia degli stili di scrittura che dei gusti dei lettori”: quali sono gli stili o i gusti che fanno più cacare?

Parlo ovviamente per quanto ci riguarda. Fanno più cacare gli stili “presuntuosi”, pseudo poetici, intimisti, incomprensibili. Le scritture di coloro che scrivono credendo di avere un dono inestimabile e che pensano che non ne capiremo il valore perché troppo avanti. Quelli che prima di sapere chi siamo e cosa pubblichiamo ti mandano dieci racconti e ti chiedono di scegliere. Per i gusti, be’, non siamo noi a giudicare, ognuno si sceglie quello che vuole mandarci, e noi siamo liberi di bocciarli.

In un paese in cui si contano più scrittori che lettori, e in cui la piccola editoria si affida sempre più a corsi e concorsi pur di restare a galla, la vostra è un’idea nata per stimolare l’attenzione o la logica conseguenza di un’osservazione?

Siamo nati perché in bagno, dopo una certa età, Topolino non va più bene, e visto che potevamo riempire uno spazio di attenzione al “cacatore”, abbiamo deciso di dedicarlo a nuovi talenti della scrittura.

Qual è la differenza tra il bisogno di leggere e quello di “svuotarsi”?

Sono cose molto simili. Mentre ne fai una stai facendo anche l’altra. Sicuramente al bagno si ha davvero bisogno di leggere, è un’abitudine universale. Non immagini quante persone alle fiere vengono a raccontarci i loro cavoli intimi quando sono seduti sulla tazza a leggere.

Case editrici a pagamento (che, si presume, adottino talvolta strategie come quella di investire i versamenti degli emergenti in pubblicazioni di “soliti noti” e/o in vistose campagne pubblicitarie recanti dubbie indicazioni, di carattere tassativo e improrogabile, riguardo tempi e modi di invio del materiale): (senza fare nomi) che fare?

Quella degli editori a pagamento è una selezione naturale degli scrittori fessi. Se hai un minimo di conoscenza di questo mondo sai che pagare per farsi pubblicare è scorretto, sporco e stupido, da entrambe le parti. Se alcuni (sedicenti) scrittori lo fanno, è solo per alimentare il proprio ego, e allora gli sta bene farsi fregare i soldi.

Non è più retorica, i nomi in evidenza in una libreria italiana sono quelli di calciatori, comici, vallette, e giornalisti dalla dubbia onestà intellettuale. Considerando le varie sfumature della parola volgare che segue, chi è il vero stronzo: l’editore, il libraio o il lettore?

Insomma, è un po’ massificata la cosa detta così, comunque, direi trentatré, trentatré e trentatré. Il restante un per cento va al distributore. Resistono comunque ottimi editori, librai e lettori.

Il calciatore che pubblichereste senza alcuna esitazione:

Non c’è una sola persona della casa editrice interessata al calcio. Da napoletano ti direi però Diego Armando, olè!

Secondo la vostra esperienza, qual è il livello medio di competenza letteraria di chi invia manoscritti per essere pubblicato?

Da uno a cinque, il livello medio è due. Poi c’è una ricca squadra di scrittori “residenti”, cioè che pubblicano da tempo con noi, e che lavorano seriamente per far salire il livello a cinque.

Come si fa ad andare di corpo con un’edizione Toilet tra le mani?

Devi passare prima in libreria (distr. Pde/Feltrinelli, l’ultimo numero è il venti), dopodiché lo slogan è: “slacciate le cinture e rimanete seduti”. Ma tu l’hai mai letto un Toilet?

Non leggo in servizio… Il futuro dell’editoria?

Grossa crisi, centinaia di editori falliti (anche noi, mi sa). Altre centinaia pubblicheranno (finalmente) meno. Ridimensionamento delle catene librarie. Crescita (lenta) del settore e-book.

Thanks

You’re welcome.

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