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Kelly

"Voglio affondare con la bandiera spiegata" Virginia Woolf

Monica Nappo… Kelly?

È il mio cognome da sposata. Mio marito è il drammaturgo inglese Dennis Kelly. Per lavoro, ovviamente, conservo il mio cognome. Ma ormai convivo con il doppio cognome, di doppia nazionalità.

Garrone, Benigni, Allen… Come si fa a non montarsi la testa?

Ho avuto la fortuna finora di lavorare con fantastici artisti, e ho spesso notato che più un artista è grande, e meno si monta la testa. Credo sia un dispendio di energie inutile. Insomma, che perdita di tempo, no?

I tuoi personaggi di solito non è che ispirino particolari “turbamenti”, la cosa non ti disturba?

Non sono affatto d’accordo. In Estate Romana di Matteo Garrone, ad esempio, il mio personaggio finisce piangendo, disperato, a seguito di un trauma. Ma anche senza andare così lontano nel tempo, nel film di Cotroneo (La kriptonite nella borsa), interpreto una ragazza che cerca disperatamente il riscatto, e che ha molta vergogna delle sue origini. Certo, non in tutti i personaggi che ho interpretato finora ci sono turbamenti eccessivi, ma di certo il pathos non è mancato, anzi!

Quanto credi che sia importante non essere fraintesi?

Credo sia fondamentale. Nel senso che ritengo sia importante essere se stessi. Non solo ci si guadagna tempo, ma anche salute. E sanità mentale (di tutti, non solo la propria). Stessa cosa vale per il rispetto.

Siamo sommersi di immagini sensuali e provocanti, ma a conti fatti… Quanto c’è di vero?

Secondo me, molto poco. Credo poi sia questione di gusti. Personalmente, trovo che una donna sia molto più sensuale se non mostra tutto e subito. Anche un uomo che non sa immaginare e ha bisogno di accelerare i tempi, lo trovo così poco eccitante. Alla fine, corri un rischio, come con le intolleranze alimentari: abusi talmente tanto di qualcosa che non la tolleri più.

Dioniso (ebbrezza ed estasi) o Apollo (musica e poesia)?

Artemide, invece. Dea della caccia. Selvatica, decisamente. Anche dea della luce, della guerra. Con forte spirito di indipendenza e di solidarietà al femminile.

Che musica “ti senti”? (Bada a ciò che dici!)

Non credo di essere al passo coi tempi. Ma sono profondamente onnivora. Nel senso che ascolto da Carmen Miranda a PJ Harvey. Sono una sua fan accanita (di PJ, intendo!). Adoro gli Smiths (mi hanno salvato, nell’adolescenza, assieme ai Soft Cell e ai Cure). Italiana, sento solo De André. Ma amo anche classica, o house. Ieri però, su Itunes, ho comprato il singolo dei Die Antwoord, I fink u freeky. Mi piace moltissimo anche il video!

Com’è che a un certo punto della vita si diventa “punk”?

Credo sia sempre per il bisogno di non essere fraintesi. Fare finta di essere qualcosa che non si è deve essere una fatica immane, perché devi portare molte maschere e sopportare molta paura. La paura non va mai via completamente. Ma, almeno, ridurla sfidandola: che soddisfazione! Personalmente, credo che lo spettacolo più punk che abbia fatto finora è il testo 4.48 Psychosis di Sarah Kane, una drammaturga inglese. Non c’erano vie di mezzo, sia nelle parole che nella messa in scena: nuda e cruda (prendere o lasciare). Nessun intrattenimento. È il suo ultimo testo prima del suicidio. Descrive la depressione, e tutti i pensieri che comporta. La depressione può anche comprendere molta rabbia, è un luogo comune che sia solo un sentimento passivo (4.48 è l’ora della notte in cui la depressione può raggiungere il suo picco massimo, e portarti al suicidio). Lei, poi, è morta giovanissima. A ventotto anni. E davvero incazzata. La reazione del pubblico fu bellissima. Amava moltissimo quel lavoro. Ci ho girato l’Italia per ben tre anni.

Ti piace la tua epoca, o avresti preferito viverne una diversa?

Sì, credo che questa sia un’epoca interessantissima. Perché siamo nel pieno, anzi, a mio parere, solo all’inizio di moltissimi cambiamenti. Non credo che prima il mondo fosse meglio. Ogni epoca ha le sue brutture e le sue bellezze. Insomma, fino a qualche secolo fa venivi bruciata viva, senza aver diritto a un avvocato. O, se eri schiavo, schiavo morivi. I greci, poi, se nascevi non perfetto, ti buttavano appena nato giù da una rupe! Insomma, meglio adesso. Per non parlare della scienza e di quello che ci offre oggi: fantastiche prospettive! Però, se proprio dovessi scegliere un’epoca, direi quella rinascimentale, o dell’Illuminismo. Periodi di grande evoluzione e di profondo mutamento.

Com’è la tua città?

Sono nata a Napoli, la città più punk d’Italia! Ognuno a Napoli fa quello che vuole. L’anarchia regna sovrana, e questa è la principale (e unica) regola della città. La cosa può essere molto affascinante, o portare alla voglia di omicidi di massa. Mi ha fatto molto piacere sapere che i fratelli Coen (che sono nella mia top ten di registi preferiti in assoluto), visitando recentemente Napoli, l’abbiano letteralmente adorata. In effetti, può essere bellissima e incredibilmente violenta allo stesso tempo, e questo è un tratto decisamente stupendo. Io però vivo a Londra, da almeno cinque anni. Adoro i suoi ritmi. Anche se possono risultare molto stressanti. A Napoli mi sono sempre sentita un marziano. Forse perché è una cultura che vuole spazio solo per sé, mentre io mi sento più a mio agio nei melting pot.

La situazione del cinema italiano:

In proposito, credo parli chiaramente il video di Meryl Streep che descrive un suo primo (e forse ultimo) provino in Italia. Ogni altro commento mi sembra superfluo. Temo sia ancora questo il nostro maggior limite.

Thanks