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Cyberpunk

Con John Shirley

 

Prego, la definizione corretta di “cyberpunk”: dov’è il lato “punk”?

Non credo ci sia una definizione che mi trovi d’accordo. Basta guardare le sue caratteristiche: la visione del cyberpunk è quella di un mondo tecnologico, ambientato in un futuro prossimo, da un livello puramente “stradale”. Dal punto di vista di un sopravvissuto della strada (un criminale, un delinquente, forse un hacker, o solo qualcuno che cerca di sopravvivere a un mondo difficile), o magari da quello di un agente di polizia di basso grado, come in Blade Runner. Oggi tuttavia il genere tende a essere confuso con l’immaginario e le influenze provenienti da scrittori, musicisti, e artisti più in voga. Si tende ad assumere caratteri esterni al mainstream (di autori come William Burroughs e Philip Dick, della fiction noir o degli scrittori beat), di modo che il tutto si riversi nella pura fantascienza. Inoltre, c’è stato un momento in cui la maggior parte di noi ha avuto a che fare con le droghe (abbiamo tutti smesso ormai, non prendo droghe da anni), e ciò ha avuto la sua influenza. Il Cyberpunk ha un distopico sapore anti-establishment. Il mio ha queste caratteristiche, ed è volutamente intriso di rock’n’roll.

Dicono che sei l’eclettico che ha catalizzato tutto il movimento Cyberpunk, proprio come una famosa band con il punk rock. Sei il Sex Pistol di questo genere?

Ho subito l’influenza di gente come John Lydon (Johnny Rotten), Lou Reed, Iggy Pop, i Clash, e così via. Ero a uno degli ultimissimi concerti dei Pistols a San Francisco (ho guidato con i miei amici per otto ore, pur di arrivarci). Sono stato il primo cantante della punk band Sado Nation, poi mi sono trasferito a New York e ho messo su un’altra band crossover, gli Obsession. Ho scritto vari testi per i Blue Öyster Cult, continuo a scrivere nuove canzoni: insomma, è parte di me. Ora le cose sono un po’ cambiate, i libri sono il mio principale lavoro. Riguardo il mio rapporto con la fantascienza, e il sotto-genere cyberpunk, alcuni mi hanno chiamato il Johnny Rotten del science fiction, ma io mi vedo più come un Lou Reed.

Ci sono altri gruppi, o voci, per cui ti piacerebbe scrivere o cantare?

Sarebbe bello mettere su una nuova band (ho registrato del nuovo materiale con qualcosa che io chiamo i Geezers Screaming), e mi piacerebbe scrivere nuovi testi. Ho scritto canzoni per DC Moon. I Sado Nation usano ancora qualche mia canzone. Ma non mi dispiacerebbe scrivere qualcosa per una band del livello di Metallica o Toadies (uno dei miei gruppi preferiti), per i Black Rebel Motorcycle Club o i Dandy Warhols: sono tutte band che mi interessano. Sarebbe grandioso scrivere per Joan Jett (sono un suo fan), o per le ragazze della band L7, collaborare con band europee con uno standing professionale. La band tedesca dei Funeral Jester ha scritto un album ispirato alle mie storie.

Quali sono i limiti (se ci sono) per cui una Cyber story non risulti troppo gratuita e un po’ fasulla?

Non sarebbe male se le persone facessero le loro ricerche prima di iniziare a scrivere una storia. Un sacco di roba oggi va sempre più verso il fantasioso, o si basa su semplici congetture. Sai, ho avuto i miei trascorsi per le strade, e ciò si riflette nella mia scrittura: c’è un’autenticità di fondo. Non so quali siano i limiti, tranne che ognuno è in grado di “sentire” ciò che è falso, soprattutto in un dialogo. Ogni cultura di strada ha un proprio stile linguistico che la caratterizza.

In che modo influisce una visione del genere sulla vita e sulle relazioni? Qualcuno si assicura che tu non nasconda un’ascia nei pantaloni?

Di tanto in tanto ho sentito dire che chi legge i miei libri non può che essere un malato di mente. Chiaramente, evito chi esprime certi giudizi. Tendo a vedere il mondo in modo triste, questo sì. Se cammino per la strada e vedo un camion in arrivo, il mio istinto è quello di immaginare che perda il controllo e finisca per schiacciare delle persone sul marciapiede, o per schiantarsi contro un edificio, roba così. Ho una visione un po’ diffidente della realtà. So benissimo quanto possa diventare selvaggia e predatoria, dandoti la sensazione che il mondo sia lì fuori pronto a prenderti. Tuttavia, si tratta solo di uno stato d’animo. So bene che il mondo offre sia caos che armonia. Le persone che mi conoscono non sono così preoccupate delle mie visioni, nonostante la violenza presente nelle mie storie. Ma metti che un ladro s’intrufoli in casa mia, costui probabilmente non mi vedrebbe come un tipo pericoloso. Eppure, non escludo che potrei anche ucciderlo.

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Che genere di romanzo è, la nostra epoca? Qual è il finale più adatto?

È tutto ancora aperto a ogni possibilità, potrebbe finire in qualsiasi modo. Non credo nelle premonizioni. Il riscaldamento globale sarà un grosso problema, e credo che causerà carestie in luoghi in cui prima non esistevano. Il mio romanzo Black Glass (che mi piacerebbe vedere pubblicato in Italia), descrive un futuro possibile, così come la mia raccolta A song called youth, per alcuni aspetti, si sta purtroppo avverando. Penso che avremo un ritorno a una mentalità fascista e dovremo essere pronti a combatterla. Noto già alcune persone che si affidano a un certo fanatismo anti-immigrazione come mezzo per controllare il pubblico. Non credo nella teoria del complotto, ma direi che siamo a rischio costante di finire sottomessi a categorie con programmi fascisti o iper-corporativi. Tuttavia escludo che la civiltà possa “finire” da un momento all’altro. Vedo una serie di crisi mondiali, non un’apocalisse vera e propria.

Che cosa è successo alla sceneggiatura de Il Corvo dopo il tuo intervento? Cosa è cambiato?

Dave Schow ha fatto un buon lavoro. Ma se ti riferisci ai seguiti, sono chiaramente un po’ più deboli, visto che nessuno ha pensato di rivolgersi a me. Semplice, no? Continuo a lavorare su sceneggiature per il cinema, roba per lo più a basso budget. Una di queste è stata orribilmente abusata dalla produzione (non mi va nemmeno di menzionare il titolo), ma ho il sentore che Demons o il mio ultimissimo Everything is broken diventeranno presto un film.

Qui in Italia la letteratura è ormai terra di calciatori, veline, comici e giornalisti di dubbia onestà intellettuale. Qual è la situazione negli Stati Uniti?

Ci sono molti livelli di letteratura qui. Theodore Sturgeon ha dichiarato che “il novanta per cento è tutto una schifezza”. Si riferiva alla cultura. Per cui la maggior parte dei libri sono sciocchezze, la maggior parte della televisione è insulsa, e gran parte dei film sono una perdita di tempo. Tuttavia ci sono anche tanti artisti e tanti libri pubblicati che sono esempi di un movimento letterario piuttosto forte. La mia preoccupazione principale è che i giovani possano perdere l’interesse per la lettura, che siano troppo ossessionati da Internet, e che possano smarrire definitivamente la capacità di attenzione richiesta da un romanzo lungo. E purtroppo è anche vero che gran parte degli scaffali dedicati al genere science-fiction/fantasy è occupato da libri basati su film, videogiochi, televisione e così via. Libri non certo all’altezza degli standard di qualità richiesti. Anche se sembra che la roba migliore sia ancora in fase di pubblicazione o ristampa.

Nuovi lavori in vista?

Sì, un romanzo intitolato Nick Fogg: un detective nell’Aldilà, a cui ho lavorato per un lungo lasso di tempo. Al momento sono molto eccitato per la nuova edizione di A song called youth, ovvero Eclipse, Eclipse Penumbra, ed Eclipse Corona, in un unico libro rivisto e aggiornato. Molto più potente. Ma per questo se ne parlerà ad Aprile

Thanks

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