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La tempesta

Enrico Molteni senza maschera

Allegro ragazzo morto e fondatore dell’etichetta. Chi è nato prima?

È nato prima l’Allegro ragazzo morto, non ci sono dubbi. Il nostro gruppo è stato la palestra che ci ha permesso di capire come funzionano le cose in questo mondo. Mettere a disposizione di altri progetti il nostro know-how è stato un gesto naturale, motivato dalla passione.

È una tempesta shakesperiana o quella di Villa Manin?

La Tempesta è il nome di un brano contenuto nella prima pubblicazione dell’etichetta, l’EP Il principe in bicicletta di Tre allegri ragazzi morti. Si parla di 2000. La Tempesta rappresenta qualcosa che non ti aspetti, qualcosa che ti fa diventare più forte. Quella di Villa Manin ha rischiato di farci morire, ma poi abbiamo recuperato il festival al Rivolta di Venezia e in un certo senso ora siamo più forti di prima. Tutto quadra.

Il primo disco pubblicato al di fuori dei TARM è stato Giorgio Canali & Rossofuoco. Un episodio che segna un po’ la svolta dell’etichetta. Come avviene l’incontro con uno dei personaggi più mitici dell’ambiente sotterraneo?

È stato Giorgio a chiamarci, gli piaceva il nostro modo. Avevamo già prenotato un altro studio ma per seguirlo abbiamo cambiato tutto, avventurandoci in una direzione nuova. Giorgio ha fatto molto per noi e per La Tempesta, la sua saggezza è proverbiale. Di sicuro è allenato a pensare fuori dagli schemi e questa è la caratteristica che ci entusiasma di più in un uomo. Quando ha detto: “il mio disco lo faccio uscire con La Tempesta” abbiamo capito tutto. Il concetto era nell’aria, lui l’ha concretizzato.

L’alternative nostrano è diventato un genere a tutti gli effetti. Fnac gli ha dedicato un’intera parete. Un bene o un ghetto?

Un bene fino a qualche mese fa, era la prima sezione che trovavi entrando. Un male ora che l’hanno spostata dietro l’angolo. Alle volte basta poco perché una pianta muoia.

Come siamo messi in Italia col mercato musicale? Cosa cambieresti?

La cosa che invidio ai mercati musicali anglosassoni è la cultura. Noi siamo un po’ distanti. David Letterman ha sempre avuto un ospite musicale a eseguire un brano dal vivo. Cinque minuti. Ci sono passati tutti, belli e brutti. Se Striscia la notizia (per dirne uno) avesse fatto altrettanto, ora saremmo un paese più ricco.

Quando un autore alternativo raggiunge il grande pubblico, di solito il vecchio fan gli mette il broncio. Questo perché “è diventato commerciale”. Qual è la verità?

Il meccanismo di cui parli è valido solo quando hai meno di trent’anni. Quando sei giovane preferisci sapere che una cosa è solo tua, ti dà sicurezza. Quando cresci capisci le qualità di un progetto a prescindere dal successo, e sei ben disposto a condividere le tue emozioni col mondo intero.

Per Pasolini, “la radice del problema è che i giovani contestatori usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica”. Si può dire lo stesso di un artista “disinibito” o di un’etichetta indipendente che si affidano a una major?

L’importante è avere il controllo di ciò che fai, decidere gli obiettivi e come raggiungerli. Bisogna essere molto determinati. Tutto il resto è noia.

Sotto la maschera del mostro di Dylan Dog “si cela un mostro”, sotto quella di V “c’è un’idea”. Sotto quella di un ARM?

Ci sei tu.

È vero che i Gorillaz vi hanno rubato l’idea?

Di sicuro il mio telefono era molto caldo quando ha cominciato a girare il loro primo video. Mi chiamavano amici e conoscenti per dirmi: “Vi hanno rubato l’idea!”. Ma io non credo sia andata così. Come dice sempre Davide (ma lo dice anche Keith Richards) le idee sono nell’aria, sono attorno a noi. Basta sintonizzarsi sulle frequenze giuste e tirarle giù. Evidentemente i Gorillaz e noi eravamo sintonizzati sulle stesse onde.

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