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Rock Carinino

Aimone Romizi & the Fast Animals & Slow Kids

Chi t’ha fatto così rock “carinino”, mamma o papà?

A livello biologico credo sia stato un lavoro d’entrambi. Ho però scelto personalmente i geni da sfruttare e da far evolvere. Forse è proprio per questo che ad oggi provo un profondo sentimento di stupidità. È che “scegliere” e “capire di aver scelto male” ti fa sempre sentire stupido, se ci pensi. (Credo che qualcuno abbia davvero letto quella biografia. Pazzesco.)

(Bah)… Per essere felici basta davvero volersi bene all’interno di un gruppo?

La risposta è: “sì”.

Come vedi il mondo fuori dai FASK? “Aveva ragione Copernico”?

Copernico aveva proprio ragione: il sole resta fermo e la terra gli gira intorno. Un po’ come accade quando aspiri a qualcosa nella vita: sai benissimo dove si trova, e cosa sta facendo quel “qualcosa” che cerchi. Ma molto probabilmente gli girerai semplicemente intorno, a tempo indefinito. L’incertezza è una condizione perenne, e questo non è necessariamente un male.

Ora che vi siete conquistati il vostro bel ruolino nella scena alternative, grazie anche a gente come l’Appino e Favero, ce l’avete fatta, o ce la potete ancora fare?

Ti posso giurare che se un gruppo come i FASK ce l’avesse davvero fatta, l’Italia sarebbe l’idillio del musicista. Quello che abbiamo fatto noi è semplicemente un disco. Ora dobbiamo suonare come pazzi, andare ovunque, spargerci, scioglierci, conoscere gente e comunicargli qualcosa. Siamo solo all’inizio di un percorso che non finisce mai, e che richiederà ancora più sforzi di quelli fatti fino ad ora.

Come sei arrivato a Bologna Violenta?

Credo di aver visto una cosa come cinque/sei concerti di Nicola, negli ultimi due anni. In alcuni di questi ho suonato con i Fask di spalla a lui. Ci siamo conosciuti “sul palco”, e la successiva collaborazione è stata fisiologica. È nata grazie a una stima reciproca, e a una concezione comune riguardo ciò che si porta avanti, e come.

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C’è un negozietto qui, nel cuore di Perugia, che dà un bel po’ di spazio ai generi non-commercial: è il segno di un sottosuolo che respira? Com’è la tua città?

Perugia è, di fondo, un grande paese, non una città vera e propria. Ma è un paese di quelli in cui si vive bene e in cui c’è voglia di ascoltare, voglia di fare. Mai come in questi anni si sono viste così tante band valide e così tanti spazi per poter suonare. Certo, il centro storico è un disastro sociale di proporzioni epocali, e sono purtroppo sicuro che entro poco il negozietto di cui parli chiuderà. Ma, al di fuori di questo, c’è vita pulsante che culmina in vari live club che propongono ottime programmazioni. Io credo sia un buon periodo per Perugia.

Un tempo la rockstar c’aveva le pezze al culo… Fa’ vedere, girati.

Il paragone fra me e una rockstar è, ahimé, appropriato quanto un salame intero nel piatto di un vegano. Poi si sa che le “vere” rockstar, i soldi li vedono eccome. Per quanto mi riguarda, dico solamente che in periodi come questi, in cui siamo già tutti messi male, il cercare di campare di musica risulta sicuramente la scelta di vita più sbagliata che si possa trovare. La musica è, a oggi, un ottimo modo per rischiare il collasso economico. Eppure, ti giuro che preferirei cibarmi di suole per un mese, che rinunciare e chiudermi in fabbrica.

I Verdena cantano “sarai così serio, suoni su facebook”… Quanto siete seri?

La serietà non ci compete. Chi è troppo serio tende spesso a giustificare i propri errori in nome di una moralità fittizia. Non vogliamo che questo accada. Mai. Vogliamo sbagliare, riderci sopra e ricominciare da capo. Internet invece ci compete. Siamo abbastanza Nerd inside, e ci divertiamo parecchio con social networks, e comunicazione telematica in generale. Rispondiamo sempre con piacere, nei limiti della disponibilità personale, a chiunque ci scriva.

Thanks

Grazie a te, amico.