“Collezioni e Citazioni d’Arte e Artigianato”
Sette ore di viaggio (all’incirca). Qualcosa va storto con le coincidenze e le banchine di sbarco, ma alla fine ne vale la pena. La gente di qui è cordiale e un sacco disponibile, roba rara sul serio. A Città di Castello, per un po’ di giorni, “l’arte è mobile” (“e io mi sento mobiliere”, cit. Totò). La signora Adele mi parla delle sue cassettiere decorate, di geometrie e visioni oniriche, dei pomelli in ferro battuto o di altri materiali di scarto che altrimenti diverrebbero rifiuti, altra roba sul groppone del pianeta. Ogni mobile ha un proprio nome. “Sono un po’ come figli” dice la signora. Ce li presenta: Cardinale, Piero, Brancusi, poi Aurora, fa un po’ di fatica a ricordarli tutti, e per le adozioni consiglia di attendere sua figlia Veronica. Le faccio che quella di suo marito, il Signor Elio Mariucci, è stata un’ottima idea, che Veronica sta continuando bene la tradizione, che l’artigianato d’autore è duro a morire. La ringrazio per i bei momenti e m’incammino per il corso Vittorio Emanuele. Pochi passi, ed ecco il giardino della sciura Fedora, un’armata di donnine di terracotta a forma di campana. L’intento di ogni sua fantasia dipinta è quello di diffondere il valore delle piccole cose. Ognuno può scegliersi la sua sciura, inventarsi una storia per lei e portarsela in giro per il mondo. Lo spazio delle Fedore è angusto, un breve corridoio conduce dalla strada al quadrato d’erba sintetica su cui sono disposte tutte, allegre e spensierate. Non sarebbe male “connettersi con individui che credono nella forza del sorriso e della leggerezza”, spendendo appena venticinque euro. Ne spenderei anche di più se dovessi accorgermi che le parole di Claudia Rordorf sulle sue sciure sono proprio verissime. Salterei persino cena e vinello quotidiano.
Pensando a queste cose mi ritrovo nei pressi di una delle porte della città. Alla galleria Recò, l’artista se ne sta dritto a meditare sulle parole di un accorato signore che introduce alle sue “magnifiche”, “raffinate” illustrazioni. L’artista non ha granché da obbiettare, il signore ha tutta l’aria di uno che sa quello che dice. È solo quando questo Marco Cazzato viene in qualche modo accostato a Dorè, che l’artista valuta di abbandonare la scena rifugiandosi verso il fondo della galleria. Mi lascio cullare anch’io da tutte quelle parole, insieme al gruppetto di persone disposte sull’ingresso, intorno al tavolo del buffet. Da una parte sfizietti e mortazzini, dall’altra del buon vino e lo spumante. “L’arte è una menzogna che ci fa comprendere la verità”, osservava Pablito, e la verità è che dopo oltre sette ore di viaggio e sbattimenti, ho fame. Tanta. Afferro il primo pizzetto, poi un formaggino, se qualcuno dovesse pensare che son qui solo per magnà spero che lo pensi ad alta voce, giacché se ce n’è uno sul punto di venirsene meno qui per l’arte mobile, quello sono io. E lo direi. Poi la parola passa all’artista in persona che, chiaramente, parlando dopo il signore accorato, rischierebbe al massimo di ripetersi. Per cui largo al buffet e ai tappi di sughero per aria! Gran parte delle piccole illustrazioni esposte sono quelle che il Cazzato realizza per La Stampa: “mi chiamano venerdì sera e io ho da mettermi subito al lavoro, scannerizzare e inviare”. Poi c’è facebook, e non abbastanza tempo per dedicarsi a misure che superino quelle di una cartolina (all’incirca). Chiaramente gli originali li tiene per sé. Mi passa il listino prezzi, siamo intorno ai quattrocento. Gli do un’occhiata, intanto che parla di numeri e cifre: distante dall’idea più romantica di artista che accarezzo da sempre…
Tra le altre esposizioni distribuite per le stradine di Città di Castello: il Pinocchio di Ettore Antolini, diciotto incisioni in legno che illustrano una favola “mai raccontata definitivamente”. Presso la Sala degli Specchi, violini, flauti e batterie danno invece forma alla Magia del legno, un viaggio attraverso secoli di bottega e esoterica sapienza. Spazio inoltre alla personale del “giocoliere della ceramica”, Giuseppe Fioroni, con le sue suggestioni di ispirazione medievale dipinte su ceramica, e spazio ancora ai maestri intarsiatori di Sorrento, a radio d’epoca e accessori da Alice nel paese delle meraviglie, gioielli, ferri da stiro, incudini, fucine e martelli. Un itinerario artistico è dedicato naturalmente ai maestri presenti in zona: Raffaello, Signorelli, Della Robbia, Rosso Fiorentino e Alberto Burri.
L’Arte è Mobile (IV Edizione)
dal 25 Maggio al 03 Giugno
“Collezioni e Citazioni d’Arte e Artigianato”
